Kyrgios, una mente pericolosa: soprattutto per se stesso.

Nick Kyrgios: o lo ami o lo odi. Anzi, spesso lo odi e lo ami allo stesso tempo. Non c’entra Catullo, ma la sofferenza di vedere un potenziale numero 1 del mondo scialare così il suo enorme talento, mista alla gioia di vedergli fare in campo cose che noi umani, neanche a sognarle.

Certo: Nick è indisponente, irritante, sconcertante; spesso francamente indifendibile. Anche se dalla sua mente pericolosa e dalla sua bocca fuori controllo, insieme a commenti inaccettabili, escono anche  frecciatine velenose non prive di humor e di verità. Sempre ovviamente nei confronti dei grandi – Nadal e Djokovic soprattutto, i suoi antipodi esistenziali –  perché come un vero ‘fool’  shakespeariano, come un folle alla corte dei re, non ha paura a dire verità scomode sui potenti.

Di non essere però ‘tutto a posto’, Nick, peraltro è il primo a saperlo e lo ha ammesso pubblicamente a Washington dopo la vittoria al primo turno contro il non irresistibile Thai-Son Kwiatkowski. Altre volte si era soffermato sulla sua incapacità di essere ‘normale’ – ammesso che esista una normalità… -, di considerare il tennis la sola priorità, di allenarsi a dovere, di non sentirsi, a volte (spesso) annoiato sul campo da gioco.A Roma, quest’anno è uscito dal campo durante il match con Ruud, facendosi squalificare a posteriori, in preda ad un crollo nervoso. A Parigi non è proprio andato, tirando imbarazzante letame dialettico sul Roland Garros e sulla terra rossa. Con Djokovic tiene in piedi da mesi una faida verbale (ultimo episodio la maglietta scarabocchiata al fan del Djoker), che avrebbe un senso solo se fosse pensata per alimentare mediaticamente una rivalità. Che però, purtroppo per Nick, non esiste, vista la distanza siderale fra i risultati del numero 1 reale e di quello immaginario.

Di, su, pro e contro Kyrgios da anni parlano un po’ tutti. McEnroe per primo, e con affetto misto a furore; più recentemente Tsonga, uno dei tanti che lo apprezza («è un grandissimo entertainer»), ma poi preferisce evitarlo. Fra schiaffi e carezze forse solo Andy Murray, che di Nick il selvaggio è idolo e amico, potrebbe aiutarlo a schiarirsi la mente, trovare un equilibrio, vincere qualche partita che conta. Chissà se a Kyrgios, nel garbuglio dei suoi pensieri, l’idea piacerebbe davvero. E chissà se piacerebbe a noi, un Nick improvvisamente normalizzato, e non più insopportabilmente geniale come è ora.

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