La ‘sveglia’ Di Berrettini

Niente da fare, non c’è stata nemmeno partita. Matteo Berrettini ha pagato l’emozione dell’esordio sul Centre Court e contro Roger Federer, mentalmente, non è uscito dagli spogliatoi: 6-1 6-2 6-2 in un’ora e 14 minuti, con il primo set durato appena 17 minuti (ma con Falla nel 2004 Federer impiegò ancora meno: 54 minuti). Per il numero 1 emerito del mondo, e numero 3 reale, il campo da tennis più famoso del mondo è il giardino di casa, per Matteo si è rivelato un campo minato. Tanti errori gratuit, 23 contro appena 5 del Genio, e soprattutto un flop alla battuta, il suo colpo più forte: con il 45 per cento di prime palle purtoppo non si fa molta strada contro Federer. C’è stato anche qualche momento imbarazzante – uno smash facile facile sbagliato di metri, una volèe a mezzo metro dal nastro affossata in rete, uno scivolone sull’erba su una palla break… – tutti segnali che in campo non è andato il vero Berrettini, quello che quest’anno sull’erba è stato capace di vincere un torneo a Stoccarda e raggiungere le semifinali ad Halle. La prima volta contro Federer, a casa sua, può fare questo effetto, e del resto 5 game sono la tariffa che Roger aveva applicato anche agli altri due azzurri che ha incontrato ai Championships, Fabio Fognini nel 2014 e Paolo Lorenzi nel 2014.

«Alla fine lui mi ha fatto i complimenti per la stagione, e io l’ho ringraziato per la lezione…», scherza Matteo. «Non è stato il mio miglior match, e neanche il servizio mi ha aiutato. Ero teso, e sarebbe stato strano che non fosse così. Poi è chiaro che speri sempre che non succeda. E’ stato un mix di cose: il Centre Court, Federer, non capivo bene quello che mi succedeva. Un po’ come mi era capitato al debutto sul centrale del Foro contro Fabio. Ma come pensai allora, le ‘sveglie’ servono. E questa sicuramente mi sarà utile per il resto della carriera. Ho la sensazione che con Federer giocandoci 5, 6 volte forse potrei fare meglio, perché lui è pazzesco, ti toglie il tempo, se giochi piano ti massacra, lo stesso se spingi… Dopo che l’avevano sorteggiato contro Lorenzo Sonego a Parigi mi ero dispiaciuto per lui, ma in fondo lo invidiavo, perchè avrei voluto giocarci io.  Del resto stiamo parlando di uno che ha vinto 351 partite negli Slam: io neanche le ho giocate in tutta la mia vita. Se siamo tutti qui probabilmente lo dobbiamo a lui».

Resta la grande stagione sull’erba, il (probabile) numero 18 a fine torneo. E anche i complimenti di John McEnroe, che ha pronosticato l’ingresso nella top-10 per Matteo entro fine stagione. «L’ho incontrato in palestra l’altro giorno, mi ha detto che mi aveva visto giocare e che gli ero piaciuto. Mi fa piacere che gente di questo calibro mi segua, anche se ora non ci penso molto. Però sono orgoglioso di quello che ho fatto fino a qui».   

Sparisce così l’Italia da questa edizione dei Championships che per ora non sembra avere nessuna alternativa al dominio de tre grandi. Hanno infatti maramaldeggiato anche Nadal, con un triplice 6-2 al portoghese Sousa, e il 6-3 6-2 6-3 rifilato da Djokovic al 21 enne francese Hugo Humbert. Nel femminile vanno a casa la fresca numero 1 del mondo, e campionessa in carica di Parigi, Ashleigh Barty, sorpresa in rimonta dall’americana Alison Riske (3-6 6-2 6-3), la quindicenne Cori Gauff, battuta 6-3 6-3 da Simona Halep, e la due volte campionessa di Wimbledon Petra Kvitova, eliminata dall’inglese Johanna Konta (4-6 6-2 6-4). In un tennis femminile sempre più senza gerarchie, pare che tutte le avversarie si vogliano…scansare davanti a Serena Williams, che oggi ha respinto senza troppa fatica – 6-2 6-2 -, e per la settima volta su sette incontro senza perdere un set, la spagnola DSuarez Navarro.

Niente squalifica infine per Fabio Fognini: per le frasi ‘esplosive’ su Wimbledon («dovrebbero buttare una bomba su questo circolo») solo una multa di 3000 mila dollari. Davanti al buonsenso del Committee («sono cose che possono scappare durante una partita, e Fabio si è scusato subito»), forse anche il Fogna cambierà idea sugli inglesi.   

   

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