Maria, sotto gli Swaroskvi c’è tanto

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Sotto gli swarovski, molto. Maria Sharapova non giocava uno Slam da 19 mesi, erano gli Australian Open del 2016. Poi arrivarono la positività al meldonium, la confessione in mondovisione su internet, la squalifica di 15 mesi. Il marchietto dell’infamia sulla diva del tennis. A New York a Masha sono bastate meno di tre ore per riprendersi tutto quello che ha rischiato di perdere: il debutto sul centrale di Flashing Meadows, la Broadway del tennis, tutto lo stadio in piedi ad applaudirla, come se non fosse mai successo niente, come se la wild card che le ha concesso la federazione americana, dopo che Parigi e Wimbledon l’avevano lasciata fuori dal tempio, fosse un balsamo, un risarcimento dovuto. Tre set (6-4 4-6 6-3) alla numero due e aspirante numero 1 del mondo Simona Halep; e tre set dei suoi, vinti di tigna e ferocia quando serviva, stretta in un abitino nero trapunto di paillettes, gli inserti di pizzo e latex da dominatrice sulla carena potente delle spalle. Vestita di nuovo per uccidere tutte le avversarie; ma quanto umana, quanto poco siberiana in quelle lacrime finali, sparse in ginocchio sulla resina blu del campo, esibite senza pudore. «E’ per serate come queste che lavori tutta una vita», ha ammesso, interrompendo le banalità dell’intervistatore. E’ il prime time, baby, l’ora dei fuoriclasse e Maria, la nuova Maria, si è ricucita addosso il sogno. «Appena dopo la scandalo», ha raccontato a L’Equipe il suo preparatore Jerome Bianchi, una vita nel rugby, «Maria ci ha detto: non voglio finire così. Voglio dare un’immagine diversa di me, perché questa non sono io». E allora: la boxe e le corse da sola, prima sempre odiate; gli allenamenti con la nuotatrice Arianna Kukors, campionessa del mondo dei 200 misti nel 2009. «Maria non è più la stessa persona», sostiene Bianchi, che si è guadagnato la fiducia di una stella apparentemente fredda, scostante, e che invece ama ridere, vivere, scherzare, che ama i bambini e nel cuore tiene per primi mamma e papà. Russa di nascita, cittadina del mondo per vocazione. La Sharapova che non vedi, nascosta sotto la corazza della star che non vuole amiche fra le colleghe «perché altrimenti come potrei mai batterle, sul campo?». Bentornata Maria, chiunque tu sia.

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