Federer, Murray e la lunga estate di Wimbledon

roger federer vs andy murray wimbledon final 2012  ,.,., 00010

Era l’estate inglese del 2012: lunghissima, anomala, dorata. L’estate di Andy e Roger, l’estate delle due finali a Wimbledon. Quella dei Championships, l’ultima per ora firmata da Federer, strappata a Murray con il piccolo aiuto dell’amica pioggia (che costrinse a srotolare il tetto sul Centre Court).

E quella delle Olimpiadi, astrusa e variopinta, quando per una volta l’All England Club derogò dal bianco e Murray finì avvolto nell’Union Jack sul gradino più alto del podio, non più scozzese abrasivo ma fidanzato di tutti, un Nelson della racchetta. «Fu veramente una grande estate per tutti e due, a quel match delle Olimpiadi però preferisco non pensare» scherza Federer a denti stretti. «Perché non ebbi una sola chance. Andy letteralmente mi dominò». Era l’estate in cui Murray imparò a vincere – gli Us Open a settembre, Wimbledon l’anno dopo – e Federer si dimenticò come farlo. Davvero l’inizio di una nuova stagione. Da allora Roger non ha più alzato una coppa che conta e se vuole sperare di riuscirci ancora qui a Wimbledon, battendo la maledizione dei 17 Slam e diventando l’unico nella storia capace di vincere 8 volte i Championships, oggi in semifinale dovrà transitare di nuovo sul corpo allenatissimo – asciugato dallo yoga, nutrito dal sushi – di Andy Murray.

Roger+Federer+Andy+Murray+Olympics+Day+9+Tennis+Hc7AH5zRfzGl

Federer è alla 10 semifinale a Church Road (la 37esima in totale negli Slam), solo Connors con 11 ha fatto meglio di lui. In un’oretta e mezza nei quarti si è liberato dell’imbucato francese Gilles Simon, dimostrando che sa ancora benissimo come curare un giardino: servizio, volée, tutto il resto. Simon gli ha strappato una sola volta la battuta. Non accadeva da 116 turni e certe strisce (questa durava da Halle, dove sull’erba tedesca Roger ha vinto per l’ottava volta) fanno impressione soprattutto quando finiscono. Sul vegetale il Genio resta il più forte in circolazione, 15 titoli, 140-19 nel conto fra partite vinte e perse, lo dicono le statistiche, lo sanno tutti. Però ha quasi 34 anni, un paio di decimi in meno nello scatto e qualche brutto ricordo accumulato da quella magica estate in poi. Sa che Murray, sul prato incantato del Centre Court che lui frequenta ormai da tre decenni, può batterlo. «Il servizio conta», spiega aggrottando i sopracciglioni. «Ma solo se poi sai giocare bene da fondo. Andy è veloce, copre benissimo il campo, sa leggere alla perfezione il gioco e ha una delle migliori risposte in circolazione. In più, è grande forma». Lo ha dimostrato anche mercoledì, nei tre set impiegati per licenziare il canadesino Vasek Pospisil sotto gli occhi dei reali veri (William e Kate) e del sovrano emerito dello sport britannico (David Beckham). Dopo il biennio magico 2012-13 un paio di stagioni così così, l’operazione alla schiena e un calo di motivazioni anche comprensibile lo avevano spostato leggermente fuori dall’inquadratura. Il matrimonio con Kim Sears dello scorso aprile, i suggerimenti di Amelie Mauresmo, il coach con il pancione, lo hanno rasserenato, maturato, rimesso in sesto. La schiena non fa più male, il lungo inverno del suo scontento sembra finito. Anche lui vuole di alzare di nuovo la coppa d’oro. «Tutti noi giochiamo solo per quella», sorride Federer. «Eppure se vinci te la lasciano in mano solo un’ora. Buffo, no?». La felicità scappa sempre in fretta. Proprio come un’estate inglese.

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