William contro Williams, sfida infinita

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Una sfida che dura da una vita. Ambigua, dolorosa. Entusiasmante, bellissima. Finora conta 25 puntate, la prima che era ancora il Novecento: Venus Williams batte Serena Williams, secondo turno degli Australian Open 1998. La prima a Wimbledon, all’alba del nuovo Millennio, nella semifinale del 2000: sempre Venus, in due set. La prossima volta sarà oggi, in ottavi, il match che sul Centre Court apre la seconda settimana dei Championships. Comunque vada, un grande show. E un copione di successo (da La Stampa).

Sono sopravvissute a tanto, a quasi tutto, Venus Ebony Starr e Serena Semeka, le sorelle pantere che hanno cambiato colore e  connotati al tennis femminile. Venus ha 35 anni, dal 2011 oltre che con le avversarie si batte contro la sindrome di Sjogren una malattia autoimmune che le toglie le energie. Anche all’improvviso, tanto che a volte non riesce nemmeno a scendere dall’auto parcheggiata davanti a casa. Serena di anni ne farà 34 a settembre, è passata attraverso amori sbagliati, un misterioso infortunio al piede e una trombosi polmonare che per poco non la spediva al creatore. Venus è stata numero 1; Serena lo è ancora, anzi, ha addirittura in ballo un progetto di Grande Slam che dopo il tonfo clamoroso di Petra Kvitova inizia a farsi più vicino. Il 2015 lo sta vivendo pericolosamente, la piccola delle Williams. Vince ma traballa. In Australia ha rimontato due volte un set sotto, a Parigi quattro; venerdì sul Centre Court contro Heather Watson è arrivata a un millimetro dalla sconfitta. In passato, si diceva, la vincitrice del derby di famiglia la decideva papà Richard, a tavolino, magari facendo perdere in anticipo una delle due. Oggi che Venus e Serena hanno cinque Wimbledon a testa in bacheca i sospetti stanno zero. Restano le emozioni. E le maschere adatte a nasconderle. 

«Alla fine non conta chi c’è dall’altra parte della rete», finge Venus, che nel bilancio è indietro 14-11 ma ha vinto l’ultimo match l’anno scorso a Montreal. «L’importante è giocare, competere, dare il meglio». Serena si è presa l’ultima finale Slam giocata in famiglia, proprio qui a Wimbledon, sei anni fa. «Peccato che stavolta siano solo ottavi – dice – ma faremo quello che dobbiamo. Però capite: Venus è mia sorella oggi, lo sarà fra una settimana. Lo sarà l’anno prossimo. In campo moriremo per vincere, ma la vita è più importante di un match. Venus ne ha passate tante, la sua è una storia bellissima, si meriterebbe di vincere. Io tiferei per lei». Attente, sorelle, a dove vi porta il cuore.  

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