Murray e Berdych, la compagnia dell’anello

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Sono i primi due finalisti degli Australian Open, ma chiamateli pure la Compagnia dell’Anello. Ovvero Andy Murray e Tomas Berdych, i promessi sposi delle belle Kim ed Ester – a cui si sono dichiarati esibendo in rete due diamanti da favola – e nuovi adepti del credo familiare che sta dilagando nel tennis, dove tre dei prime quattro del mondo sono non solo mariti, ma patriarchi felici. Nei quarti lo scozzese ha respinto al mittente in tre set le speranze ancora un po’ grezze di Nick Kyrgios, il ‘local hero’ che ha la stoffa da possibile numero 1 ma ancora un po’ di latte (tennistico) sulle labbra, mentre Tomas ha estirpato dal tabellone il suo serial killer personale, Rafa Nadal (da Il Corriere dello Sport).

«Che vi serva da lezione – disse il grandissimo e ahinoi scomparso Vitas Gerulaitis, quel famoso giorno in cui riuscì ad aver ragione di Jimmy Connors – nessuno può battere 17 volte di fila Vitas Gerulaitis». E Tomas, che dietro l’armatura da Robocop ceco coltiva un humor insospettabile e lampeggiante (specie su Twitter), dopo aver stroncato il Nino ha ripreso simpaticamente alla lettera la citazione. E’ vero: a Melbourne, appena uscito dal carenaggio per l’infortunio al polso, non è certo arrivato il miglior Nadal; ma Berdych, che contro il n.3 del mondo non vinceva dal torneo di Madrid del 2006, è davvero nella forma delle grandi occasioni. Al Nino ha cucito addosso addirittura un 6-0, fatto rarissimo che si era verificato per l’ultima volta al Masters di Londra del 2011 e, in un torneo dello Slam, a Wimbledon 2006 (autore in entrambi i casi Roger Federer).

Per liberarsi della scimmia che lo vuole Bello e Perdente (Perdych, nella pronuncia dei più maligni) Tomas a fine 2014 ha sbaraccato tutto il suo vecchio team, ingaggiando come coach proprio il venezuelano Dani Vallverdu, amico d’infanzia e fino alla scorsa stagione inseparabile “spalla” di Andy Murray.A novembre, durate una romantica vacanza alle Maldive con la n.1 delle tennis wags, la modella ceca Ester Satorova, Berdych ha dichiarato il suo amore. A Melbourne spera di dimostrare una volta per tutte di non essere un fuoriclasse interrotto. In tutti quattro gli Slam è arrivato almeno in semifinale, a Wimbledon anche in finale, sconfitto proprio dalla nemesi Nadal, ma gli manca l’acuto. Per piazzarlo aveva sperato di accaparrarsi Lendl, poi ha ripiegato su Vallverdu, peraltro molto apprezzato da Ivan ai tempi in cui seguivano insieme Murray. «Dani ha cambiato parecchie cose nel mio tennis – assicura Berdych – ma non ho intenzione di svelare la tattica che userò contro Andy. Dico solo che adesso tutte ciò che faccio lo faccio molto, molto in fretta». Chi non ha più tempo da perdere, dopo un 2014 deludente, è Murray. Dopo nove anni si è deciso a sposare Kim Sears (ma non ha ancora svelato se il giorno del matrimonio, sotto il kilt, non indosserà nulla come vuole la tradizione), in Australia ha perso 3 volte in finale. Attenzione però: l’ultima volta che Federer e Nadal sono usciti prima delle semifinali in uno Slam, a Wimbledon 2013, fu lui a godere: la cabala è dalla sua parte. «Sono contento del successo di Dani – ha detto – non voglio battere lui, ma Tomas». L’amico che, per trattenere Amelie Mauresmo («con lei studio più gli avversari, Lendl voleva che mi concentrassi solo sul mio gioco»), è stato costretto a licenziare. Ah, le donne.

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