Serena Williams suona la settima

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Il tennis tradizionalmente è uno sport elegante e feroce, il formato delle Wta Finals può renderlo addirittura perfido. Prendete Serena Williams: per conquistarsi la terza finale consecutiva e la settima complessiva al Masters di fine anno – ne ha vinte cinque – ha dovuto spegnere il sogno della sua migliore amica, Caroline Wozniacki. E oggi si ritroverà di fronte Simona Halep, che in settimana è stata prima sua carnefice, poi sua benefattrice.

Contro Caro – la migliore della fase a gironi, nella quale non aveva perso nemmeno un set – Serena ha rischiato seriamente la sconfitta finendo per spuntarla solo dopo due ore e un quarto di lotta accanitissima (2-6 6-3 7-6). Le geometrie bionde e implacabili della Wozniacki l’hanno mandata in confusione nel primo set, tanto che sul 4-2 la Pantera infuriata ha brutalizzato la sua Wilson come neppure Safin o Ivanisevic. Nel secondo è riemersa piazzando il break decisivo al quinto gioco, ma di nuovo nel terzo si è trovata a un passo da un sedile di prima classe per Miami: prima quando la danese ha servito per il match sul 5-4, poi quando è andata sotto 4-1 anche nel tie-break dopo aver avuto a sua volta un matchpoint sul 6-5.

Un match memorabile e sfortunato per Caroline, che avrebbe meritato di farcela. Ma il suo punto debole di sempre – la tenuta nervosa – l’ha tradita anche stavolta. «Mi sento male – ha coccodrillato alla fine la Williams – perché Caroline ha giocato così bene oggi, meritava di vincere questo torneo. Io ho solo pensato che se me la fossi cavata avrei potuto di nuovo tornare davanti a questo magnifico pubblico». Grandissima, e ruffiana. Nel casella delle consolazioni la Wozniacki, che pur essendo stata n.1 in tutta la carriera non ha mai battuto una numero 1, può mettere la certezza di essere tornata ad altissimi livelli, nonostante la 10 sconfitte in 11 incontri con la Williams (4 k.o. solo negli ultimi tre mesi del 2014), e di poter puntare a vincere nella prossima stagione il suo primo, benedetto Slam. «Questo è un anno che mi ricorderò – ha spiegato, alludendo anche alle sue traversie sentimentali – perché ho imparato molto e ho provato a me stessa di essere davvero una persona forte. Cosa ho detto a Serena? Che è ora che mi lasci un po’ in pace. Le voglio bene, ma per un po’ non voglio più rivederla su un campo da tennis! Ora mi concederò una giornata in piscina, 40 minuti di corsa e poi partirò per New York: sono già in modalità-maratona». Il due novembre Caro infatti sarà al nastro di partenza della maratona di New York, e Serena potrebbe essere lì a incitarla, ma per ora ha un lavoro da finire a Singapore.

Nel primo match del round-robin Simona Halep, che ieri nell’altra semifinale ha cancellato dal campo Agniewszka Radwanska (6-2 6-2 in 67 minuti), le aveva inflitto la peggior sconfitta in 18 anni, lasciandole la miseria di due game. Ma venerdì l’ha graziata strappando alla Ivanovic quel set che ha permesso a Serena di approdare alle semifinali. Perfidie e splendori del formato. Comunque vada Serena è già certa di finire l’anno in cima al ranking, difficile immaginare che oggi vorrà a mostrare la sua gratitudine a Simona, la prima romena a raggiungere una finale al Masters. «Il mio obiettivo? Fare almeno 3 game…», ha scherzato la Panterona. E ridendo mostrava le zanne.

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Comments

  1. Massimiliano says:

    caro stefano, a mio avviso la halep, vincendo quel set contro ana, ha dimostrato di non sapere “giocare” il masters. se tu hai l’opportunità (conquistata tra l’altro vincendo il confronto diretto) di mandare fuori dal torneo la n.1 e non lo fai sei una polla. la formula (che piaccia o no) è diversa da ogni altro torneo e tu con questa formula devi giocare. se non lo fai hai sbagliato. poi magari oggi vince lo stesso contro serena ma lasciandola scendere in campo ha sbagliato.

    • Da un punto di vista cinico sì, e infatti il maestro in questo fu Lendl. Da un punto di vista sportivo merita l’applauso: anche perchè – in teoria – se non ti impegni al massimo in campo puoi anche essere squalificato.

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