Rossi, il moto perpetuo

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«L’importante è sognare». Anche se hai 35 anni e ormai per molti sei uno splendido fossile da collezione. Valentino Rossi che torna a vincere nel Mondiale beffando il ragazzino terribile Marquez che per provare a stargli dietro cade come dilettante alle prime armi è il ritorno di un sogno collettivo, di un idea che non riusciamo a toglierci dalla testa (da italiaracing). E’ il trionfo di uno dei pochi, grandi campioni che ci restano – lui, Federica Pellegrini, Vincenzo Nibali, Marco Belinelli, Pirlo, Totti e Buffon… – e di uno dei pochissimi fuoriclasse trasversali a livello mondiale, quelli che quando alzano le braccia è come se le alzassero per tutti, senza distinzione di passaporto. Come Roger Federer, che a 33 anni – anche se contro l’Italia, sigh… – si conquista la prima finale di Coppa Davis. Come Kobe Bryant o Usain Bolt.

Anche l’anno scorso ad Assen, nel suo ultimo centro in MotoGp, Valentino era stato in qualche maniera aiutato da una caduta, e quella volta a rimetterci la clavicola nelle prove era stato Jorge Lorenzo, costretto a gareggiare con una spalla sola. A misano i segnali erano già arrivati il sabato, il Doctor aveva capito che il circuito romagnolo poteva essere il luogo della rinascita, ma in gara la battaglia è stata dura, vera, prima con il corpo a corpo, l’uno-due proprio con Marquez, che lo aveva passato al “Tramonto”, poi il sorpasso su Lorenzo che gli ha aperto la strada per l’80esima vittoria in Moto Gp, la numero 106 in carriera. Fanno 14 anni dal primo centro in Moto Gp, il 9 luglio 2000 a Donington, e addirittura 18 dal primo GP che si mise in tasca in 125, nel 1996 a Brno. E se è vero che ormai i record di precocità non li può più ottenere (come ha detto con ironia Capirossi…) e anche vero che nessuno era mai riuscito a ri-vincere dopo così tanto tempo nel Mondiale, fra 500 e Moto Gp. Dei suoi tanti scherzi, delle sue mille trovate, il più azzeccato è quello di continuare a sorprendere tutti, persino chi lo conosce benissimo.

«Rossi ha 35 anni e spinge ancora come un ragazzino per vincere», ha ammesso Marquez, inchinandosi al Dottore. «E’ incredibile quello che fa. La caduta di oggi è tutta colpa mia, ho dato gas dove non si deve. Avevo capito che potevo reggere il ritmo di Valentino e mi sono rilassato. Ho preso un rischio nel momento sbagliato, ma non lo farò più perché devo pensare al mondiale». Rossi invece pensa alla gioia di stare di nuovo lì, più in alto di tutti sul podio. «Mi sono sentito come il Papa», ha spiegato Vele. «Sulla mia pista, con tutti i tifosi, mia madre, la mia ragazza. E poi questa vittoria l’avevo sognata: mi ero visto che tagliavo il traguardo davanti a Jorge con un vantaggio di due secondi. Non ci sono andato lontano».

I sogno aiutano a vincere, come direbbe Marzullo. «Non bisogna mai ascoltare quelli che ti dicono che sei troppo vecchio. Io non ho mai pensato di non poter tornare quello di prima, e adesso mi sento il miglior Valentino di sempre, migliore anche di quello che vinceva 11 Gp a stagione. Troy Bayliss ha vinto fino a 37 anni, io ho ancora due anni di contratto con la Yamaha: l’obiettivo è di vincere un altro Mondiale. Se non fossi convinto di potercela fare me ne starei a casa, invece io voglio smettere da vincente». Marquez, che ha invitato a correre con lui al “Ranch” (ma il manager dello spagnolo ha messo il veto per paura di un infortunio), stavolta ha esagerato: «Ha voluto fare lo “sborone”, come a Laguna Seca al Cavatappi, a lui piace così. E’ in una situazione difficile, vuole vincere sempre, ma io sono convinto che stavolta ce l’avrei fatta anche senza la sua caduta. Da un po’ pensavo: non può andare sempre al100 per cento, e quando non ci riuscirà io sarò lì pronto. A Misano avevamo un piccolo vantaggio sulla Honda, e lo abbiamo sfruttato anche grazie al buon lavoro dei box. Il primo obiettivo di stagione era conquistare un GP, ora posso pensare al secondo posto nel Mondiale, visto che sono appena ad un punto da Pedrosa. Le 122 vittorie di Agostini? Non ci penso più, corro gara per gara, il resto non mi interessa». I due anni senza vittorie alla Ducati, gli unici della sua carriera, sono ormai dietro alle spalle, il Dottore a Misano ha dimostrato di sapersi allungare la vita e dimenticare i periodi bui. La sua ricetta migliore, quella che gli altri neanche si sognano di copiare.

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