Davis, Federer incubo azzurro

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A Ginevra va la cucina internazionale e il Palaexpo di Ginevra sembra una tavola imbandita. Il guaio è che il pasto siamo noi (da La Stampa). La semifinale di Coppa Davis fra la Svizzera galattica di Roger Federer (forse il più forte tennista di sempre) e Stan Wawrinka (sicuramente il n.4 del mondo) e l’Italia inizia giusto oggi, ma le agenzie di viaggio elvetiche hanno prenotato già da mesi i pacchetti vacanze a dicembre per la finale di Parigi: dando per scontato che Tsonga & Co eliminino i cechi e che Roger e Stan sconocchino un’Italia già soddisfatta per la prima semifinale in 16 anni. Fabio Fognini la butta in ridere: «Be’, io ho già prenotato per le Maldive. Scherzo, eh…». Capitan Barazzutti, più seriamente, spera di «rompere le uova nel paniere» ai simpatici vicini di casa e come apriscatole accanto al Fogna ha scelto Simone Bolelli, fresco numero 76 del mondo dopo un buon Us Open, preferendolo al teorico n.2 Andreas Seppi (n.48 Atp). «Simone sta giocando bene – concorda Andreas – io non sono al 100 per cento e poi contro Federer non ho proprio un buon bilancio». In effetti: 10-0 per il Genio, che peraltro anche con Bolelli e Fognini, due precedenti a testa, non ha mai perso un set. Il problema è che Federer è dal 1999, al suo debutto in Davis a Neuchatel, che le uova le rompe a noi: 3-2 allora e 3-2 anche nel 2009 a Genova, negli ultimi due precedenti fra le due squadre. «A Neuchatel Federer non era ancora il giocatore straordinario che conosciamo», racconta Paolo Bertolucci, il ct di quell’Italia ormai lontana. «Steccava spesso di rovescio, si innervosiva, non era continuo. Ma si capiva subito che sarebbe diventato un grande, anche se non così grande. A Claudio Mezzadri, il capitano della Svizzera chiesi: “non è che per caso me lo presti?”. In fondo non è nato troppo lontano. L’ho sempre detto, a noi ci fregano le Alpi che non fanno passare le cicogne. Anche quelle croate: pensate a Cilic..». Federer allora aveva 19 anni, nel primo match superò Davide Sanguinetti in quattro set, poi perse il secondo con Gianluca Pozzi a risultato acquisito. «La stampa italiana mi criticò perché io avevo convocato due ultratrentenni mentre la Svizzera faceva esordire un ragazzino: ma io Federer, ad avercelo avuto, l’avrei fatto esordire anche a 15 anni». Per l’ex-numero 1, che negli ultimi tre lustri anni la Zuppiera l’ha snobbata spesso e volentieri, è forse l’ultima chance di rimepire uno dei pochissimi vuoti nella bacheca del suo villone di Wollerau. «Ha visto il tabellone favorevole e i progressi di Wawrinka – sostiene Bertolucci, ‘federeriano’ di ferro da sempre – e ha capito che poteva farcela. Secondo me punta più per calcolo che per amore: a 33 anni per lui sarebbe come vincere il 18esimo Slam». Chance di rovinargli la festa? «Tranne cose strane, molto poche. Per noi era meglio se Roger arrivava in finale a New York: l’ubriacatura, il viaggio, sarebbe arrivato forse un po’ stanco e appagato. Dobbiamo sperare che Wawrinka senta l’emozione, come contro il Kazakistan: Fognini con lui può anche vincere (3-1 i precedenti per lo svizzero, ndr). Però di miracoli ce ne servono tre, non uno. Difficile, anche se in doppio non siamo molto più deboli. Loro hanno vinto un’oro olimpico ma Fognini e Bolelli come doppisti sono meglio assortiti». Proprio come i migliori piatti della dieta mediterranea.

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