Cilic, mi manda Ivanisevic

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Marin Cilic ha piazzato l’ultimo rovescio e una nazione intera è andata in gol. «Ho subito chiamato a casa – ha raccontato Marin il gentile, lo sguardo buono sotto i sopraciglioni da rapace, dopo aver frantumato in tre set (6-3 6-3 6-3) le illusioni giap di Kei Nishikori nella finale degli Us Open – e il mio padrino mi ha detto che a Zagabria c’era un’atmosfera da Mondiali di calcio: erano tutti davanti alla tv» (da La Stampa). La Croazia è una nazione piccola – 4 milioni di abitanti – e giovane, ma imbevuta di sport, capace di crescere, nutrire, educare i suoi talenti. Uno degli sparring partner di Cilic è Zvone Boban, la nazionale intera ha dedicato al neo-campeon un video di congratulazioni. Dietro la più grossa sorpresa di un anno tennistico pieno di cose nuove del resto c’è una ricca tradizione che preme: da Niki Pilic e Zeliko Franulovic, top-10 e finalisti a Parigi negli anni ’70, a Goran Ivanisevic e Ivan Ljubicic, passando per Mario Ancic e Ivo Karlovic un filo rosso unisce generazioni di giganti dal tocco magico. «Marin l’ho visto per la prima volta che aveva 13 anni», racconta Ivanisevic, l’ex n.2 del mondo che nel 2001 vinse un Wimbledon da leggenda, guarda caso sempre di lunedì. «E mi accorsi subito che aveva qualità da primi 10 del mondo».Marin è nato nel melting pot della ex Jugoslavia: a Medjugorje, in Bosnia («però ho sempre avuto il passaporto croato») dove Papà Zdenko aveva ereditato vigne e campi di tabacco. Con lo scoppio della guerra fu costretto a fuggire a Zagabria. «Mio padre sempre voluto che io e i miei fratelli facessimo sport, perché lui non ne aveva avuto la possibilità», spiega. «Da piccolo amavo calcio e pallamano, un’estate però venne dalla Germania mia cugina Tanja, la vidi giocare a tennis e fui folgorato». Ivanisevic lo segnalò al suo antico maestro Bob Brett, l’ex-guru australiano di Boris Becker, che per anni ha svezzato Marin nella sua academy di Sanremo, accompagnandolo dalla vittoria al Roland Garros u. 18 nel 2005 all’esplosione da pro nel 2010, quando Cilic raggiunse la semifinale in Australia e il n.9 del ranking. Poi sono arrivate stagioni di stallo, nel 2013 addirittura l’inciampo su una positività al doping (incauta più che dolosa), scontata con quattro mesi di stop; quindi il divorzio morbido da Brett e il nuovo matrimonio tecnico con Ivanisevic, il suo idolo d’infanzia. «Con Goran ho iniziato a lavorare a settembre – spiega – In pochi mesi mi ha convinto che con il mio tennis dovevo essere più aggressivo. E soprattutto che dovevo divertirmi sul campo». Così il campione palindromo e segaligno che ad Andy Rossick sembrava “un vigile che dirige il traffico dalla linea di fondo”, si è trasformato in un ammazzagiganti capace di prendere gioiosamente a pallate Federer, Berdych e Nishikori e alzare, primo croato nella storia, la coppona degli Us Open. Al suo fianco c’è la bellissima Kristina Mikovic, laurea in scienze politiche e sorriso da modella. «E’ lei che mi dà sicurezza», assicura Marin. «Poi io sono e cattolico e vengo da Medjugorje: so che i miracoli succedono». Scommettiamo che quella di New York non sarà solo un’apparizione?

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