Sport, vittima di guerra

Dudi Sela-2

Il sogno di tutti, Fifa e Cio compresi, era che lo sport diventasse un ponte, una speranza di pace fra israeliani e palestinesi. Ma nelle ultime quattro settimane lo sport si è trasformato, più semplicemente e molto tristemente, in un’altra vittima della guerra (da Il Corriere dello Sport) . A fare le spese del conflitto esploso l’8 di luglio sono state tante discipline, dal calcio al basket, al tennis. E non solo a Gaza. Sotto i razzi di Hamas e le bombe del Tsahal, l’esercito israeliano, è crollato ad esempio il sogno di un torneo Atp a Ramat Hasharon, la culla del tennis israeliano che dal 15 al 21 avrebbe dovuto ospitare, per la prima volta dal 1996, una tappa del circuito internazionale, il Negev Israel Open. La federtennis israeliana aveva acquistato la data del torneo da San Pietroburgo e messo sul tavolo un milione di dollari di montepremi nella speranza di richiamare nomi importanti. Ad oggi però il pericolo che un razzo scagliato da Hamas colpisca l’impianto – Gaza è distante solo 70 chilometri da Tel Aviv – è ancora forte e le speranze di un miglioramento della situazione decisamente incerte, così ieri è arrivato il dietrofront del Presidente dell’Atp Chris Kermode. «La nostra priorità è la sicurezza di giocatori, spettatori e staff – ha dichiarato – e purtroppo la situazione nell’area non ci consente di procedere come avevamo pianificato. Noi speriamo di tornare l’anno prossimo a Tel Aviv, l’importante ora è che torni la pace». Una preoccupazione che riguarda dalla Federazione internazionale visto che dal 12 al 14 settembre alla Nokia Arena di tel Aviv è in calendario il match di spareggio per risalire nel World Group di Coppa Davis fra Israele e Argentina. I gauchos sono comprensibilmente inquieti, a Israele è stato chiesto di indicare una sede alternativa, l’Itf l’11 prenderà una decisione entro l’11 agosto. Una amarezza in più per Dudi Sela, il veterano israeliano che nel 2006 proprio a Ramat Hasharon in Davis spense le speranze azzurre in un analogo playoff, e che la settimana scorsa ad Atlanta era arrivato a sorpresa a un passo dal titolo (sarebbe stato il primo di un israeliano dopo 21 anni). In luglio del resto si era già mossa l’Uefa, decidendo di spostare a Cipro tutti i match casalinghi dei club israeliani impegnati in competizioni europee, il Maccabi Tel Aviv in Champions League e l’Hapoel Tel Aviv e l’Hapoel Be’er Sheva in Europa League. La Toto Cup, la coppa di lega israeliana, è stata costretta a rinviare di una settimana la sua prima giornata proprio a causa dei razzi di Hamas ma è ora regolarmente in corso, mentre l’inizio della Premier League locale al momento è ancora in calendario, come previsto, a partire dal 23 di agosto. Considerato quanto è successo il 24 luglio a Bischofshofen, in Austria, dove un gruppo di manifestanti anti-israeliani ha interrotto l’amichevole fra Lille e Maccabi Haifa scatenando una rissa in campo, i timori riguardano però anche i match esterni delle squadre israeliane. Cipro nel frattempo è diventata terra di riserva anche per il basket: la Fiba ha deciso di spostare a Nicosia il match di domenica prossima fra Israele e Montenegro, valevole per la qualificazione agli Europei, e ha già fatto sapere alla federbasket israeliana che anche i match originariamente programmati a Tel Aviv contro Olanda (24 agosto) e Bulgaria (27 agosto) dovranno essere spostati. Restano invece assegnati ad Israele i campionati europei di nuoto in vasca corta, che si svolgeranno sì al Wingate Institute di Netanya, ma che la LEN, la lega europea del nuoto, ha deciso di spostare di 11 mesi, da gennaio a inizio dicembre 2015 (trasformando così di fatto la competizione da annuale a biennale). Nella speranza, non facile da alimentare, che per quei tempi i record del giorno siano solo sportivi e non più quelli dei razzi sparati e dei morti ammazzati.

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