Rugby League da… fantascienza

marveliscIRONMANGarethWiddopStGeorgeIllawarra-

Il premio come più brutta maglia sportiva della storia ha vari candidati – c’è chi ha votato quella da portiere del Messico di Jorge Campos ai Mondiali del ’94, chi quella tigrata dell’ Hull City nel ’92, chi ancora quella vintage degli Astros di baseball nel 1976. Di sicuro La National Rugby League da quest’anno si candida a quella per il design più originale (da Il Corriere dello Sport). Un look decisamente futuristico, o meglio: da fantascienza, visto che in occasione di una giornata del campionato di rugby a 13 australiano, quella in programma a partire dall’1 agosto, cinque squadre hanno accettato di vestire una “livrea” che celebra alcuni dei più famosi supereroi della Marvel, la casa editrice famosa per aver lanciato fra gli altri l’Uomo Ragno e i Fantastici Quattro. I team sono i Sydney Roosters (dove milita anche Anthony Minichiello, il capitano della nazionale italiana di rugby a 13 che si è ben comportata agli ultimi Mondiali), che hanno adottato Capitan America; i St. George Dragons che si sono vestiti come il supertecnologico Iron Man, i Canberra Raiders, che si sono svelati verdi e esplosivi come Hulk. Poi i North Queensland Cowboys, “mitologici” come Thor (un incrocio di epopee davvero bizzarro), e i Manly-Warringah Sea Eagles, potenti e mutanti come Wolverine, il più famoso degli “X-Men”. Nella sua versione a 15 il rugby in fatto di colorazioni e design originali è stato all’avanguardia, basti pensare alle divise rosa o spericolatamente floreali sfoggiate dallo Stade Francais quando a dettare legge era il vulcanico presidente Guazzini. Da allora il marketing ha preso il potere, sviluppando la capacità comunicativa dei “jersey” – come gli anglosassoni chiamano le maglie – ormai quasi completamente occupati dai nomi degli sponsor e lontanissimi dalla purezza romantica delle origini. Il travestimento dei (rudi?) australiani è solo una parte di una strategia più complessiva che prevede il coinvolgimento dei capitani in spot commerciali e in iniziative collaterali a favore dei fans, nel tentativo di incrementare sempre più la voce “merchandising” che ormai rappresenta un capitolo importante nelle entrate dei club. Nel calcio sotto questo aspetto sono già cadute barriere etiche (un club dilettantistico greco si fece sponsorizzare da un noto bordello), resta da capire a che punto siano posizionate quelle estetiche nella palla ovale. E soprattutto se, al netto della gioia dei collezionisti di memorabilia sportivi che già si fregano le mani, gli appassionati di uno sport tradizionale molto “adulto” come il rugby a 13 australiano siano ormai disposti ad accettare di regredire allo stadio di consumatori di fumetti per adolescenti. Ma forse la risposta è scontata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: