Nadal, il primato della sofferenza

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La strada per il successo è fatta di adrenalina e assegni a sei zeri, ma anche di cicatrici, di muscoli che si allungano e cedono, di tendini che fanno crac. Una lunga faglia del dolore che inizia ad attraversarti la vita da adolescente e manda echi infiniti. Lo sport (di alto livello) fa male, stressa il corpo e la mente (da La Stampa). Per informazioni dettagliate basta chiedere a Rafael Nadal, un Numero Uno anche negli infortuni. L’ultimo strappo lo ha rimediato cinque giorni fa in allenamento, un rovescio tirato fuori equilibrio, un gesto anomalo e il muscolo cubitale del polso destro si è sdrucito. Risultato: Nadal ha dovuto cancellarsi dai tornei di Toronto e Cincinnati, per tre settimane dovrà indossare un tutore e potrà allenarsi usando solo il braccio sinistro. Non un problema per il dritto mancino, ma una complicazione seria nell’esecuzione del rovescio bimane. Gli Us Open, che iniziano il 25 agosto, sono a rischio, e per il 28enne Rafa è il riaffacciarsi di un incubo familiare. L’ennesima tappa di un calvario iniziato quando il Nino era bambino per davvero. Il primo Slam da adulto lo spagnolo lo dovette saltare nel 2003, a 17 anni, una spalla dolorante lo cancellò dal tabellone del Roland Garros. Il torneo che ha finito per vincere nove volte, ma che dovette saltare anche l’anno successivo – insieme a Wimbledon – per una frattura da stress al piede sinistro. Se Roger Federer, benedetto dagli dei, ha potuto contare su una carriera quasi priva di infortuni, Nadal ha dovuto lottare con un avversario in più.

«La cosa più importante non è vincere, è stare bene», Rafa lo ha ripetuto mille volte, sembra una banalità (basta la salute) invece è una legge che come tanti campioni piagati dagli infortuni si porta incisa nel corpo. L’infortunio più grave della sua carriera, causato dalla eterna tendinite e per la sindrome di Hoffa che gli infiamma un cuscinetto dietro il ginocchio sinistro, gli è costato sette mesi di lontananza dal tennis e mille dubbi – mi opero, non mi opero… – fra il luglio del 2012 e il febbraio del 2013. Ma in dieci anni il Nino si è fatto male quasi ovunque: ai piedi, alla coscia, alla spalla, ai muscoli addominali, all’anca, al polso. La consuetudine con il male, con la sofferenza fisica negli sportivi scava strani sentieri nella mente, tanto che sia lui sia Djokovic dopo la memorabile e atroce finale degli Australian Open del 2012 – 353 minuti di lotta e agonia – confessarono che arrivare al limite del dolore procurava loro una forma di piacere. Ma oltrepassare il confine è questione di un attimo, e allora sono crampi che ti divorano in pubblico – come la volta che Nadal durante una conferenza stampa scivolò letteralmente a terra con i muscoli ridotti a tenaglie – e poi analisi, corse in ospedale, gessi, ecografie, settimane o mesi da passare lontano dai campi.

Secondo Alfio Caronti, il chiropratico che da molti anni collabora con Riccardo Piatti, il nostro coach di punta che oggi è all’angolo di Milos Raonic, i mali di Rafa derivano anche da un incidente di gioventù. Un herpex simplex ‘trattato’ a 11 anni per errore con l’acido solforico che ha lasciato una ferita sulla schiena del cucciolo del campione e da cui Rafa ancora oggi da adulto tenta – inconsciamente – di fuggire, e che potrebbe essere la fonte dei suoi mille tic e dei suoi tanti infortuni. «Rafa non sta volentieri neanche seduto. Fa sempre qualcosa», sostiene Caronti. «Quando al cambio di campo lavora con le sue bottigliette, si allontana da chi gli ha messo l’acido. E’ sempre a rischio infortunio perché l’effetto di questo trauma irrisolto lo fa spingere, lavorare con un assetto sbagliato che lo logora. Oggi lo tengono in piedi stirandogli l’abito muscolare ogni giorno. Ha un team eccezionale. Ma ogni tanto qualcosa molla». Il corpo soffre, il corpo ricorda anche se non te ne accorgi. Per riparare la cartilagine del ginocchio Rafa in passato si è sottoposto ad una terapia (approvata dall’antidoping) denominata EPI che consente di rigenerare i tessuti danneggiati. Per recuperare più velocemente dal dolore al polso questa settimana si sottoporrà a sedute di elettrostimolazione. Il dolore si attenua. Ma resta. Il più vecchio e fedele dei compagni di giochi.

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