Nibali vola nel Tour-Roubaix

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Benvenuti al Nord: freddo, pioggia, vento e fango in faccia che te lo devi lavare via con la borraccia, il pavé cattivo che fa il resto. Si ritira Froome, il vincitore 2013, Cancellara si inceppa, Nibali vola sul granito, che era venuto ad studiare ad aprile, impugnando il manubrio come le briglie di un puledro sciolto. Nel giorno della sconfitta annunciata Vincenzo lava via i pronostici, è terzo al traguardo (per 19”) dietro a Lars Boom e al compagno dell’Astana Jakob Fuglsang, si tiene la maglia gialla distaccando Contador, ormai il suo solo grande rivale da qui a Parigi, di 2′ 35” secondi. Signori, il ciclismo (da La Stampa).

Il Tour per una giornata si è travestito da Parigi-Roubaix, 155,5 km ridotti a 152,5, nove tratti sulle pietre, due cancellati la mattina (per 13 k in totale) perché il meteo faceva paura. Partenza da Ypres, sui luoghi di una dei massacri di cento anni fa; arrivo ad Arenberg, nel diluvio. Ed è stata guerra: caduti a grappoli, ad ogni curva, ad ogni rotonda, anche prima che arrivassero i tratti più duri, qualche volta addosso agli spettatori fradici anche loro. Scivola il cecchino degli sprint Kittel, scivola Démare. Chris Froome, la maglia gialla dello scorso anno, dopo la seconda caduta al km 89 – quando il pavé deve ancora incominciare – ha la faccia e polsi dolenti, il passo claudicante. La mente ferita. Dice no mas, a me basta così. Il meccanico Sky prova a porgergli la bici di riserva, lui scuote la testa e si nasconde nell’ammiraglia. Che sarebbe stato il pomeriggio di una giornata da cani lo sapeva dopo la caduta di martedì, vedersi buttato sul marciapiede prima ancora che iniziasse l’inferno vero lo ha contuso (mentalmente) più dell’asfalto.

E l’inferno è arrivato, graditissimo agli specialisti del granito, ridotto a trincea dalla pioggia. «Stamattina appena ho visto le previsioni ho sorriso», dice Lars Bool, 28enne olandese, la faccia incrostata di fango e di gioia, uno degli uomini della Belkin, scattato nel finale quando Nibali ha attaccato sul pavé insieme a Fuglsang e Westra stupendo il mondo, non se stesso. Contador era già dietro, non scoppiato ma arrancante, la pioggia ha spento anche il grande favorito Cancellara, e poi l’australiano della Sky Richie Porte, Peter Sagan, l’altro spagnolo Valverde. Ora in classifica Nibali è primo per 2” davanti a Fuglsang, il suo primo concorrente serio per la vittoria finale è Kwiatowsky, 4° a 50”, Van den Broeck è 6° a 1’45”, 9° Talansky, 19° Contador.

«E’ stata una giornata terribile», dice Nibali, lo squalo di Messina che ieri sembrava un figlio di Roubaix. «Ho rischiato anch’io di cadere più volte, mi sono tenuto in sella con un po’ di abilità. Non pensavo alla maglia gialla, solo a correre meglio che potevo. Avevo preparato questa tappa, mi sentivo bene. Non pensavo di distanziare tanto Contador ma devo tenere i piedi per terra, il Tour è ancora molto lungo». L’addio di Froome sa un po’ di rivincita. «Il ciclismo è fatto così. A me una cosa del genere era capitata al Giro a Montalcino (foratura e addio maglia rosa, ndr). Forse Froome non se ne era mai reso conto». Sono parole, ma sembrano pietre.

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