Venus Williams, il tennis messo a nudo

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Venus Williams senza veli, nel corpo e nella mente. Nuda (come mamma Oracene l’ha fatta) e cruda (nei giudizi), anche con se stessa. (da Il Corriere dello Sport)L’anno scorso la maggiore delle Williams sisters a Wimbledon non c’era, fermata dalla sindrome di Sjogren, la malattia autoimmune contro cui dal 2011 si batte come una vera pantera. Quest’anno è tornata – ieri all’esordio ha battuto in tre set la spagnola Torro-Flor –, preceduta mediaticamente da un servizio supersexy per il “Body Issue” dell’Espn Magazine, il numero annuale della rivista americana in cui grandi atleti vengono fotografati nudi (anni fa toccò anche a Serena, stavolta fra i maschi compare Tomas Berdych). «In verità non avevo capito che le foto sarebbero state proprio così», ha sorriso, regale come sempre. «Ma adesso sono più in forma rispetto a quando sono state scattate: forse chiederò all’Espn di rifare il servizio…». Splendida e statuaria, la 34enne Venus, ex-n.1 del mondo (oggi è n.30) non ha però nascosto le difficoltà di convivere con una malattia che provoca una “rivolta” dei globuli bianchi e la costringe a una dieta vegana. «Nel mio stadio peggiore», ha spiegato, «non riuscivo nemmeno a giocare a tennis. La sindrome di Sjogren dà estrema debolezza: a volte parcheggiavo sotto casa e mi addormentavo in macchina perché ero troppo debole per scendere. Devo stare attenta a come mi alleno, a volte il giorno dopo non riesco nemmeno a camminare. Sono in costante ricerca di un equilibrio fra il desiderio di dare tutta me stessa e il massimo di fatica che il mio corpo può sopportare. Devo accettare l’idea che non sarò mai più al 100 per cento». Nel 2013 Wimbledon, per la prima volta da quando è arrivata nel circuito, 16 anni fa, l’ha visto in tv: «soprattutto i match di Serena. Io non potevo servire, non aveva senso partecipare. Al Roland Garros avevo giocato orribilmente, non volevo ritrovarmi in quella situazione. E allora ho badato a impiegare il mio tempo diversamente». Venus in carriera ha vinto 7 tornei dello Slam, ben 5 a Wimbledon, dove ha giocato in totale 8 finali, l’ultima nel 2009. «E’ un po’ frustrante vedere come sono diventati lenti i campi adesso: la bellezza del tennis sta anche nella varietà delle superfici, ma oggi si assomigliano tutte e questo non incoraggia la diversità negli stili di gioco». Il momento più bello della sua carriera «è stata la vittoria alle Olimpiadi qui a Wimbledon, in doppio con Serena», il futuro è comunque una sfida. «Non ho niente da dimostrare, niente da nascondere, niente da perdere», dice. «Gioco per me stessa, non per sorprendere qualcuno. Non mi aspetto che nessuno mi ripeta ogni volta che ce la posso fare. Il mio obiettivo è giocare meglio un match dopo l’altro, ma in tabellone ci sono altre 127 giocatrici, e alla fine vince una sola. Io bado solo ad andare avanti». La verità – nuda – del tennis è proprio questa.

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