Halep, operazione Grande Slam

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C’è uno spettro gentile che si aggira per il Roland Garros, e il suo nome è Simona Halep. Uno spettro perché la romena è la numero 4 del mondo e del tabellone femminile, la più alta testa di serie rimasta in circolazione in un torneo dominato dalle sorprese, ma sono pochi – al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori – a considerarla favorita alla vittoria finale. Un traguardo che in realtà è molto alla sua portata, visto anche come oggi ha liquidato Sloane Stephens la (presunta) nipotina delle Williams. Fra l’altro Simona il Roland Garros lo ha già vinto: da under 18, nel 2008, quando era reduce dal successo al Trofeo Bonfiglio dove Cino Marchese, il grande manager, talent-scout e organizzatore italiano l’aveva notata e segnalata a Virginia Ruzici. «Tu che cerchi campionesse in fieri – disse Marchese alla Ruzici, ex campionessa romena che a Parigi aveva trionfato da giocatrice nel 1978 – guarda che ce ne hai una in casa».

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Così iniziò la fortuna di Simona, che però dopo i primi exploit stentava a decollare. A rallentarla, pare strano a dirlo, era un particolare anatomico: il suo seno decisamente florido, una quinta abbondante, che innestato su un fisico certo non imponente (1 metro e 68) le impacciava i movimenti e la imbarazzava anche nella vita di tutti i giorni. Così è arrivata la decisione. Riduzione del seno, aumento dell’ottimismo. E dei risultati. «L’operazione l’avrei fatta anche se non avessi giocato a tennis», ha spiegato qualche tempo fa Simona, che ha 22 anni ed è figlia di Stere, un ex calciatore di seconda divisione che in Romania non  ha mai sfondato ad alto livello. «Perché mi faceva sentire a disagio anche nella vita di tutti i giorni». Diminuite le coppe del reggiseno – per la delusione di qualche ammiratore – sono aumentate quelle d’oro e d’argento sullo scaffale. Il 2013 è stato l’anno del boom, quello che l’ha vista trionfare in sei tornei tornei Wta e scalare la classifica a partire proprio da Roma, dove da qualificata e n.64 del mondo arrivò fino alla semifinale. «Adesso a Costanza, la mia città, la gente mi riconosce per strada», ha raccontato nei giorni scorsi. «E’ una bellissima sensazione, anche perché ci sono ragazzini che hanno iniziato a giocare a tennis grazie alle mie vittorie. Il tennis è uno sport bello, elegante, è stata sempre la mia passione, e non voglio fermarmi qui ma crescere ancora, e magari vincere un torneo dello Slam». Magari proprio a Parigi – dove in semifinale potrebbe incontrare la nostra Sara Errani – il suo torneo preferito e quello dove trionfò la sua manager e connazionale Ruzici «E’ da quando vinse qui il torneo u.18 che ho capito che aveva la stoffa della top-10», dice oggi Virgina. «E se non ci saranno infortuni a bloccarla può davvero vincere degli Slam». Da papà Stere Simona ha preso la velocità di gambe e la grinta, ma sul campo assomiglia più ad una judoka, abilissima a trasformare la potenza delle avversarie in colpi vincenti e angoli imprevedibili. Ancora oggi, se “gongolate” il suo nome, apparirà inevitabilmente una immagine della Halep prima-e-dopo (l’operazione). «E’ il motivo per cui tanta gente la conosce – ribatte il suo nuovo coach, il belga Wim Fissette -, perché i giornali funzionano così. Ma fate che Simona vinca uno Slam e vedrete che tutti inizieranno ad ammirarla per il motivo giusto».

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