Errani, un gol alla “curva” serba

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L’indice sotto il naso, a zittire la “curva serba”, come se il “Philippe Chatrier” fosse il Parc de Princes e Sara Errani un bomber – più Giovinco che Balotelli, visto che è lei la Formica Atomica del tennis – che ha appena segnato il gol della vittoria. E in fondo un po’ ci sta: Italia-Serbia 2-0, e Sara Errani ancora una volta nei quarti di finale del Roland Garros dopo la finale del 2012 e la semifinale dello scorso anno. A perdere è stata Jelena Jankovic, sconfitta di nuovo in due set (7-6 6-2) a due settimane dalla semifinale del Foro Italico, e anche i suoi quattro fan scatenati che dal palco riservato ai giocatori le hanno provate tutte per togliere concentrazione a Sarita. «Sembrava di essere in uno stadio, non al tennis. Mi sono tenuta dentro tutto finché è durata la partita, poi non ce l’ho più fatta e ho fatto quel gesto». Una liberazione, anche da una tensione che qui a Parigi per la romagnola è davvero tanta, e che si è manifestata in questi giorni anche in qualche scaramuccia con i giornalisti, rei secondo Sara di «manipolare e travisare» le sue dichiarazioni, come ha scritto in un comunicato letto in sala sampa ieri dopo la vittoria. Sarita fu protagonista un paio di anni fa di una copertina di Vanity Fair con un titolo aggressivo – «Balotelli non mi piace» – che poi l’azzurra smentì, i bisticci parigini sono francamente un po’ infantili ma spiegano quanto Sara si senta sotto tiro. Parigi, del resto, per lei vale un Mundial. «Partiamo dal presupposto che io sono una ragazza timida e che non ama essere al centro dell’attenzione», recita il comunicato, e il segreto sta lì, anche se poi in campo altro che timidezza, altro che paura. Nonostante i crampi al quadricipite che le hanno estorto anche qualche lacrima a due riprese nel corso di un primo set durissimo, la Errani ha stretto i denti, e respinto l’assalto della Jankovic. Sprecando anche una palla per il 5-1 e una per il 5-3 in un primo set che ha poi vinto, faticosamente al tie-break, prima di controllare meglio la partita nel secondo. «Ho pianto perché ho creduto davvero di non farcela», ha spiegato poi. «E a dire il vero non so neanche come sono riuscita a vincerlo, quel primo set. E’ stata una battaglia, e oggi eravamo tutte e due morte». Domani nei quarti l’attende Andrea Petkovic, tedesca ma bosniaca di nascita (e di padre serbo), che a fine 2011 era salta fino al numero 9 del mondo prima e che poi una serie di infortuni ha rischiato di cancellare dal tennis. Ora è n.28, ma i numeri raccontano sempre solo una parte della storia. Il tabellone in teoria si è aperto davanti a Sara, dovesse vincere probabilmente si troverebbe davanti la romena Halep, che da trascuratissima n.4 del mondo sta avanzando a fari spenti nel torneo. «A togliermi dal doppio per riposare però proprio non ci penso – dice Sara che oggi torna in campo a fianco di Roberta Vinci nei quarti – ho troppo rispetto per Roberta e il nostro team. La tensione nervosa? Rispetto allo scorso anno, quando era altissima, ho imparato a gestirla meglio. Ma è sempre lì». Come prima di un quarto di Champions League.

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