Djokovic, assalto al boss Nadal

Novak Djokovic

C’è un boss che al Roland Garros da ormai un decennio ha messo (quasi) tutti nel sacco, e adesso si tratta di evadere. Di riprendersi la terra battuta e la palla imprigionata (da Corriere dello Sport).

L’ultimo video tennistico che ha invaso YouTube con protagonisti Novak Djokovic e Andy Murray, in fondo, parla di questo. Narcotizzati e trasportati a bordo di un Suv nella villa di un gangster – Rafa, perdonaci… – i due amiconi si ritrovano costretti a giocare un match come premio di compleanno per la figlia del capo, ma in qualche modo alla fine riescono a battersela. Non una ‘mission’ molto lontana da quella che li aspetta nella realtà. Se l’obiettivo di stagione dello scozzese è infatti quello di uscire dalla crisi – magari con l’aiuto del nuovo coach già ingaggiato ma non ancora svelato – e riconquistare Wimbledon, a Nole tocca l’assalto al Palazzo di Primavera: il Roland Garros, il regno blindato di Rafa Nadal dove oggi parte il secondo Slam dell’anno. E vincere lì significherebbe anche riprendersi il numero uno del mondo.

Il ‘boss’ spagnolo quest’anno ha vacillato molto più del solito. Sull’amatissimo rosso ha vinto solo a Rio de Janeiro, in febbraio, e a Madrid dove l’ha graziato l’infortunio a Nishikori in finale, toppando sia a Monte-Carlo e Barcellona (nei quarti con gli ex-scudieri Ferrer e Almagro) sia Roma, proprio contro Djokovic in finale. Dal suocovo parigino negli ultimi nove anni è riuscito a stanarlo solo Robin Soderling, che nel 2009 gli inflisse l’unica sconfitta (in 60 partite) per poi consegnare il titolo a Federer.

Lo svedese da allora ha scontato l’ira degli dei sotto forma di una mononucleosi che lo ha costretto in pratica al ritiro, gli altri hanno ripreso a schiantarsi contro il muro di recinzione. Nessuno, né Borg né lo stesso Nadal è mai riuscito a mettere insieme cinque titoli di fila al Bois de Boulogne, per Rafa il nono ‘colpaccio’ a Parigi rappresenterebbe anche il 14° Slam in carriera, lo stesso numero di Pete Sampras, ad appena tre dal record assoluto di Federer.

«Ho sempre pensato di poter vincere tutti i tornei che gioco – ha risposto Nadal a chi in questi giorni tentava di insinuargli qualche dubbio -, compreso il mio primo Roland Garros nel 2005. Ma essere realisti è un conto, essere sciocchi è un altro, io non mi sento il favorito».

A Parigi sono previsti freddo e pioggia per tutta la prima settimana. I campi pesanti e i match al meglio dei cinque set, sempre che a Rafa non tornino a far male le cartilagini del malandato ginocchio, possono essere alleati preziosi, ma il ‘Joker’ è sicurissimo delle sue carte. Si è presentato in Francia con il doppio coach – il fido Marian Vajda, richiamato dalla mezza pensione, più quella faccia da poker di Becker – e vuole abbattere l’ultimo tabù. A Parigi ha perso nel 2012 in finale e l’anno scorso in semifinale, sempre contro Nadal, il Roland Garros è l’unico Slam che gli manca, completare la collezione lo metterebbe come ottavo a fianco di Perry, Budge, Laver, Emerson, Agassi, Federer e Nadal, i sette che finora nella storia sono riusciti a vincere almeno una volta tutti gli Slam. «Ogni anno ci vado più vicino – sostiene lui – quest’anno credo di potercela fare». Gli altri sfidanti, da Wawrinka vincitore del primo Slam in Australia (che però ha come coach Norman, ex di Soderling…) a Federer papà bi-gemellare e quasi 33enne; dal finalista 2012 Ferrer ai più giovani Raonic, Nishikori (reduce dall’infortunio) e Dimitrov, allo stesso Murray, sembrano staccati. Del resto su YouTube, mentre alla fine fuggono sul Suv, Nole se la prende con Murray: «Andy, guidi come mia nonna». Ecco: per mettersi dietro il boss Nadal nel traffico di Parigiservirà comunque premere, e molto, sull’acceleratore. 

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