Errani, la tennista che pensa con le mani

Roland Garros - Sara Errani Vs Samantha Stosur

Se il tennis fosse un pensiero che si balla, come il Tango, allora nessuna al mondo ballerebbe come Sara Errani. Un’idea dietro ogni figura, Sarita. Senso del ritmo, grinta e anima. Mai un passo fuori tempo. Perché anche se il tuo mestiere è scolpire pensieri nell’aria, e durano attimi, ti servono comunque ordine e rigore.

La prima grande milonga Sarita l’ha danzata nel 2012 a Parigi, solo Serena Williams riuscì a metterla a sedere. La seconda al Foro Italico: battuta venerdì la n.2 del mondo Na Li nei quarti, accompagnata ieri all’uscita la n.9 Jelena Jankovic in due set da manuale (6-3 7-5), da festa vera. Un finale da grande show: Sara che alza i pugni all’aria – come Nadal – un pubblico dal cuore spesso scettico che la copre di molto amore.

Nessuna italiana, in realtà, era mai arrivata in finale al Foro. Lucia Valerio, negli anni ’30, vinse una volta e toccò altre quattro finali ma allora gli Internazionali si giocavano al TC Milano. Raffaella Reggi trionfò nel 1985 nell’esilio un po’ svalutato del circolo Italsider di Taranto, un successo che i puristi vorrebbero espellere dall’albo d’oro: erano anni bui, uno strascico di terrorismo nelle strade e gli sponsor in fuga, in semifinale arrivarono altre due italiane (Nozzoli e Garrone), il torneo l’anno dopo neppure si giocò. A Roma nel 1950 aveva vinto Annelies Ullstein Bossi Bellani, campionessa nata a Dresda, azzurra solo per (doppio) matrimonio e passaporto. Sara, finalista 64 anni dopo l’impresa della vedova tedesca, è tutta musica nostra, nata a Bologna ma cresciuta a Massa Lombarda, provincia di Ravenna. Figlia di Giorgio, grossista di frutta e verdura, e di Fulvia, farmacista che le ha insegnato a dosare l’essenziale.

Per diventare grande Sara è dovuta emigrare prima negli Usa (a 13 anni) poi in Spagna, però sa pensare all’italiana, filtrando oro da un fiume di concretezza. La Jankovic tira più forte di lei, ma le manca la rasoiata capace di tranciare la rete paziente di Sarita, e ieri si è smarrita in fretta, irritata e decentrata dai dritti in cross della Errani, mandata fuori tempo dalle sue parabole alte. Sfiancata da smorzate definitive come un casqué. Jelena si è fatta beccare a lungo dal pubblico per i suoi consueti piagnistei, ma è stata onestissima fuori campo: «brava Errani, ha giocato benissimo. Mi ha battuto con quei dritti arrotati: la palla mi tornava sempre alta e io la picchiavo sempre troppo, o troppo poco». Un capolavoro tattico. L’arte di rubare il tempo, di variare il peso degli scambi. E di andarsi a prendere punti anche sotto rete perché Sara, doppista di classe, con la manina sa toccare deliziosamente di volo.

«Per me questa finale non è una sorpresa», sorride da Faenza Raffaella Reggi che nell’85 in finale vinse anche il doppio, come proverà a fare oggi la Errani insieme con Roberta Vinci. «Sara ha avuto qualche incertezza a inizio anno, ma sulla terra da due anni sulla terra vale le migliori del mondo. Tecnicamente la sua forza è quel diritto alto carico d’effetto, ma gioca benissimo anche il rovescio lungolinea. Possiede due o tre schemi vincenti che nel tennis di oggi fanno la differenza. Ha grande capacità di concentrazione, non spreca energie fuori dal campo. E poi da romagnola doc sa rialzarsi sempre, anche nei momenti più difficili».

Magari con un piccolo aiuto da parte di Pablo Lozano, il coach spagnolo che ieri a metà del secondo set, quando improvvisamente Sarita ha perso il filo del match e si è ritrovata sotto 4-1, è piovuto giù dalle tribune per dare un colpetto al metronomo. «Le ho detto che doveva pensare al suo tennis», spiega Pablo, l’accordatore di Valencia. «Il segreto di Sara è l’ordine, non deve mai perdere di vista il piano di gioco. Anche qui a Roma, anche se l’emozione è tanta. Anche se la rivale si chiama Serena Williams». Passata la buriana Sara ha riacciuffato la Jankovic, è tornata in sincrono con i suoi pensieri. Oggi le tocca Serena, che ha battuto la bella Ivanovic, e sarà tutta un’altra musica. Ma in agguato dentro le battute a vuoto ci sarà Sara, la ragazza che pensa con le mani.

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