Tennis, è l’ora della svolta?

 

Federer e Nole tagliato

Federer (mercoledì) ha perso, la Sharapova (ieri) ha perso, e anche Nadal non se l’è passata bene: due set e mezzo di sofferenza contro Youzhny, dopo i tre patiti la sera prima con Simon, in uno dei pomeriggi più ventosi e faticosi della sua luminosa carriera romana. Al Foro l’emorragia di talenti ha rischiato di trasformarsi in dissanguamento fatale, ma non è il problema di un torneo, è l’emergenza che il tennis inizia a scorgere nel suo futuro. Per questioni anagrafiche, di usura generazionale, e per una mutazione antropologica (si diceva un tempo) che riguarda tutto lo sport. Babbo Federer in agosto spegnerà 33 candeline; Murray, coetaneo di Djokovic, ha compiuto ieri 27 anni, Nadal ne farà 28 fra una ventina di giorni. Per carità: Rafa è ancora il n.1 del mondo, anche se sul rosso sbanda come non gli era mai successo, Djokovic il n.2 e Federer il n. 4 – ma la loro percentuale di terribilità è in calo. Il duo Rafa & Roger ha segnato un decennio dorato, un’epoca meravigliosa e insieme bloccata, soffocata non solo dal loro immenso talento ma anche dalle loro personalità da maschi-alfa, quindi è lecito chiedersi cosa farà il tennis svoltato un angolo epocale. La stessa domanda che ha accompagnato il viale del tramonto di Sampras e Agassi a inizio millennio. Con la differenza che allora l’erede, il predestinato, The Chosen One – il cucciolo Federer – era già all’orizzonte. Stavolta, anche salendo sul campanile, la pianura sembra affollata solo di destini minori, di orde immature. «Ma il tennis ha sempre funzionato così», sdrammatizza Adriano Panatta. «Due o tre anni di interregno li dobbiamo mettere in conto, poi un nuovo Numero Uno arriverà. A me non dispiace Dimitrov, anche se è oggi dominano i ‘fisiconi’ e quindi non sarà facile trovare il Federer 2.0». Sebastien Grosjean, ex top-10 francese trasformatosi oggi in commentatore è meno ottimista. «Rafa è ancora giovane, Roger ha solo 5 anni più di lui, ma quando smetteranno di giocare loro sarà dura rimpiazzarli. Perché sono molto più che tennisti: sono superstar. Nel tennis hanno fatto piazza pulita, si sono presi tutto. Fatalmente ci sarà un ‘gap’, un vuoto. E individuare un erede oggi è impossibile». E’ lo stesso allarme che dovranno affrontare l’atletica del dopo-Bolt, il golf del post-Tiger Woods e nel quale si agita già in parte il ciclismo tradito da Lance Armstrong. Investire – mediaticamente – su superstar e grandi eventi rischia di svalutare le discipline che restano orfane di grandi nomi? «Non userei la parola investimento – analizza Ivan Ljubicic, ex-n.3 Atp e oggi coach del canadese Milos Raonic, n.11 del ranking – Sono cose che vengono da sole, se Federer vince 17 Slam va da sé che si trasforma in superstar. Di questo argomento ho discusso a lungo con molte persone, i 50-60enni di oggi mi hanno detto che dopo Borg e McEnroe per qualche tempo hanno smesso di guardare il tennis. Come è capitato attorno al 2000, dopo Agassi e Sampras, ci sarà un un periodo senza dominatori, ma non un medio-evo. In cambio il tennis si aprirà, i giovani che si avvicineranno al tennis avranno nuovi idoli: se Milos crescerà potrà affascinare i canadesi e gli americani, l’importante sarebbe avere un cinese o un orientale capace di catalizzare l’interesse dell’Asia. Ma non mi preoccuperei troppo: il tennis sopravviverà». Twittatelo, se volete: Tennis #staisereno.

 

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