Ivanovic: «Sono passionale, e non mento mai»

Ana-Ivanovic-Verano

Brava, simpatica, una ex numero 1 del mondo con due gambe da modella occhi verdi difficili da schivare. Ana Ivanovic arriva allo stand Rolex al Foro Italico («è come una famiglia, ma insieme raffinato, sono valori che mi rappresentano») e riesce a strappare i fotografi dal campo da tennis dove il divo Federer si sta allenando e persino da quello di paddle dove Totti sfida Mancini.

Ana, lei è la più bella tennista del mondo. La bellezza può falsare il rapporto con la realtà?

«Non per me, sul campo cerco di dare il meglio e, credo la gente lo apprezzi. Qualcuno può farsi condizionare, poi sono una genuina, alla mano. Comunque, grazie».

Cosa deve fare un uomo per conquistarla?

«Essere sicuro di se stesso. Divertirmi. Non mi piacciono sbruffoni o timidi, apprezzo l’onestà».

Lei che armi usa per sedurre?

«Non cerco mai di essere quello che non sono: la verità viene sempre a galla».

Meglio il tennis femminile o quello maschile?

«Quello femminile: oggi ci sono tante rivalità al vertice. Non siamo solo glamour e gonnellini».

Come si fa battere Serena Williams come le è riuscito in Australia?

«E’ potentissima, bisogna essere aggressivi, ma non troppo perché se fai tanti errori è finita. Facile, no?».

La vostra generazione cresciuta sotto le bombe ha fatto grande la Serbia. Dopo lei e Djokovic chi c’è?

«Il tennis oggi è lo sport più popolare in Serbia, siamo pieni di giovani talenti, ma mancano le strutture, rischiamo di perderli. Però anche i bambini di oggi sono tosti».

Bella e in forma, anche troppo: ci racconta la sua dieta?

«Non mangio mai né fritti né dolci…».

Mai?

«Be’, chi ci crederebbe? (e fa un gesto molto italiano, ndr). Qualche volta mi concedo la Nutella.Però se devo sgarrare preferisco pizza o spaghetti: amatriciana o cacio e pepe».

La politica la attrae?

«Per carità. Il mio amico Djokovic invece ha le qualità giuste».

Cosa vede nel suo futuro?

«Tre o quattro bambini, quando avrò smesso. E un impegno nella moda».

Nel presente?

«Voglio tornare fra le top- 8. Era dal 2008 che non vincevo due tornei in un anno (Auckland e Monterrey, ndr). E siamo solo a maggio».

Qui solo una semifinale, nel 2010: è tempo di vincere al Foro?

«Magari. Amo Roma, la gente, l’atmosfera: forse per questo mi metto troppa pressione e non do il meglio».

Lei è molto emotiva.

«La passionalità a volte mi aiuta, altre mi danneggia. Ma non posso cambiare».

Eppure ama la psicologia.

«Leggo molti libri e penso molto a quello che mi capita, forse troppo. A volte è meglio affidarsi all’istinto».

Le tenniste sono più stressate dei maschi: vero?

«Sì. La gente vede solo il lato glamour del tennis, invece è un lavoro duro. E le ragazze trasformano lo stress in conflitti fra di loro».

Lei è dolce, ma in campo sbrana. Dottor Ana e Miss Ivanovic?

«Sempre. Odio perdere. E mi arrabbio anche se gioco a carte con miofratello».

 

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