Troppa tecnologia, è Formula noia

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Sarà anche il campionato della rivoluzione, l’alba di una nuova era, ma per il momento sembra soprattutto una Formula confusione, farcita di cose che non funzionano e un po’ (molto, via) deludente sul piano dello show. Vedere due stracampioni come Hamilton e Vettel costretti a ritirarsi per le bizze dei nuovi motori non è stato bello, poi iniziare l’annata con una polemica sui regolamenti, la squalifica di Ricciardo che aveva stampato il suo sorrisone da paisà sul podio di casa sua, diciamolo, non aiuta. Ma soprattutto lascia perplessa questa nuova filosofia di gara, tutta calcoli e algoritmi, fra piloti incerti sul da fare e ingegneri in surmenage. Tutto un parlarsi fitto fitto via radio, uno scambiarsi sigle segrete che individuano la mappatura dei motori, le opzioni di risparmio carburante, e spingi quello, e pigia quell’altro. Verrebbe da mettere un annuncio sul giornale del paddock: “cercansi esperti di comunicazioni, prego citofonare ore-gara”. I motori che non fanno più rumore, oppure che ne fanno uno che poco c’entra con la F.1, a metà strada tra un biplano e una gran turismo, possono indispettire, ma il vero problema è un altro, e cioè il crescente distacco fra ciò che accade in pista (o meglio, al muretto, il vero fulcro ormai delle gare) e ciò che possono capire i poveri, semplici telespettatori: tutti noi che non abbiamo una laurea in ingegneria e non passiamo le nostre giornate nei briefing delle squadre. Guardi lo schermo, provi ad ascoltare le spiegazione dei commentatori, e non capisci mai veramente se chi rallenta lo fa perché gliel’ha detto l’ingegnere di pista, perché è una strategia, perché bisogna risparmiare carburante o semplicemente perché non ce la fa più. Per tre-quarti di gara le soste ai box, le comunicazioni, i sorpassi veri o posticci, i cambi di posizione si avvitano in un caos indecifrabile, che un po’ sconcerta e molto annoia. Sarebbe come andare all’Opera e non sentire cosa cantano il tenore o il soprano, oppure guardare una partita di tennis potendo osservare solo metà del campo: ti sfugge il senso, la dinamica, la trama di ciò che succede. E alla fine, negli ultimi giri, quando la classifica si ricompone, hai la sensazione che di quel tourbillion cifrato hai afferrato poco, e ricorderai ancora meno. E che i piloti si siano divertiti ancora meno di te. Certo, siamo ancora agli inizi, come per le singole vetture anche il complesso ingranaggio del campionato deve rodarsi, trovare un nuovo standard, magari correggere ciò che non funziona. Speriamo solo che succeda in fretta.

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Comments

  1. Bel post, mi piace! 🙂

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