IPTL, la Lega d’oro del tennis

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Asia, o cara. Il tennis, come tutti gli sport, cerca nuove frontiere danarose e in attesa di stravolgere abitudine bicentenarie insediando un quinto Slam in Cina ha trovato la sua Lega dorata in Oriente. Si chiama IPTL (International Premier Tennis League) e ha sedotto campioni come Rafael Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, Serena Williams – che a quanto pare, anche se le cifre rimangono riservate, incasseranno fino ad 1 milione di dollari a serata –, top-10 come Tsonga e Berdych e vecchie glorie di lusso come Andre Agassi e Pete Sampras. Nella lista dei papali erano compresi anche degli italiani, Fognini ed Errani in testa, ma nel “draft” tenutosi sabato a Dunbai nessuno li ha comprati. L’idea ricorda quella del WTT, il campionato intercittà americano nato negli anni ’70 e mai veramente decollato: quattro squadre seminate fra emirati e Indocina (Dubai, Mumbai, Singapore e Bangkok) con un budget complessivo di 24 milioni di dollari, 10 giocatori al massimo per squadra, 24 incontri al meglio dei cinque set ma con un formato bizzarro, visto che si giocherà 1 set di singolare maschile, 1 di singolare femminile, 1 di doppio maschile, 1 di misto e 1 fra vecchie glorie, con game senza vantaggi e tie-break sul 5 pari. Un analogo esperimento nel cricket indiano (la IPL) ha fatto bingo e non a caso metterci la faccia come organizzatore è l’indiano Mahesh Bhuphati, ex-n.1 di doppio, che spera di attrarre capitali – ha promesso di pagare il 40 per cento degli stipendi entro un mese: auguri – ma nel frattempo ha già diviso l’ambiente. A far alzare il sopracciglio agli scettici oltre alla solvibilità dei promoter è la collocazione in calendario della super-esibizione: fra il 27 novembre e il 14 dicembre, cioè nell’unico periodo dell’anno in cui i circuiti pro sono fermi. Da anni i big del tennis, Nadal in testa, si lamentatano della stagione troppo fitta, dello stress fisico, eccetera: ma a quanto pare basta una milionata a far passare tutti i mali. E’ vero, come sostiene Nadal, che la fatica di una esibizione non si può paragonare a quella di un torneo vero e che i big si limiteranno a 3 match nell’arco di una settimana e in una sola sede; fatto sta che le esibizioni ormai sono tornate in grande spolvero da un paio di anni, non a caso ospitate da mercati emergenti come quelli sudamericano e asiatico. La federazione internazionale per ora mugugna in silenzio, Atp e Wta, in fondo due sindacati, non possono certo impedire ai loro iscritti di intascare una paghetta milionaria. Funzionerà? Murray e Nadal l’hanno sostenuta senza se e senza ma, Sampras ha ammesso che durante la carriera difficilmente avrebbe accettato di partecipare, mentre Agassi dopo la firma si è accorto che le trasferte sono lunghe e ha sollevato qualche distinguo. «E’ un’idea favolosa», sostiene Djokovic, ingaggiato da Mumbai. «Prima di farne parte voglio vedere se decolla», ha commentato il cauteloso Roger Federer, l’unico dei grandissimi insieme con la Sharapova ad aver declinato l’invito. «Ma conosco molte persone che hanno investito soldi nell’IPTL e potenzialmente India e Cina sono due Paesi con un potenziale enorme per il tennis». Vedere cammelli, dare soldi. E’ lo sport-business, bellezze.

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