Fognini, il nostro davisman è lui

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Abbiamo definitivamente trovato il nostro piccolo eroe dei due mondi, e delle tre giornate, in Coppa Davis: è Fabio Fognini, che a Mar del Plata ha portato il 3° punto nel match contro l’Argentina battendo in quattro set Carlos Berlocq e spinto per il secondo anno consecutivo l’Italia nei quarti di finale. Già nella sospirata promozione in serie A del 2011 in Cile, e l’anno scorso in Piemonte contro la Croazia, c’era stato lo zampino del “Fogna”, che stavolta ha giocato tre giorni ad alti livelli, quasi senza sbavature, autografando la vittoria.

«Ma è una vittoria di tutto il gruppo, un grande gruppo», ha tenuto a precisare Fabio, che sul 4-3 del quarto set ha superato (con qualche urlo) anche le provocazioni di un sovraeccitato tifoso poi espulso dallo stadio. La dedica l’ha scritta sulla sabbia rossa del campo, («a B.N., non vi dico chi è»: Bianca Neve? Babbo Natale?), la forza di non sfilacciarsi i nervi ultimamente l’ha trovata nelle canzoni di Battisti ascoltate in cuffia. Chiamatele, se volete, emozioni. L’anno scorso a Torino gli avversari erano di qualità superiore (Cilic e Dodig) ma stavolta c’era da superare un esame di maturità in trasferta, andandosi a prendere la vittoria da favoriti contro una squadra azzoppata dall’assenza di Del Potro e dal ritiro di Nalbandian, ma che comunque in casa negli ultimi 5 anni aveva perso appena una volta.

Berlocq, n.44 Atp, e Juan Monaco, ex top-10 scivolato al numero 40, non erano un test impossibile per Fognini (15) e Seppi (n.31) che pure il venerdì si è sciolto contro Berlocq. Bolelli, ritrovato dopo l’operazione al polso è stato bravissimo a sostenere Fognini nei primi due set del doppio, e Fabio ieri ha tenuto a bada i suoi diavoletti interni e superato anche un po’ di fatica. La tensione derivava molto dal premio in palio, un “quarto” da giocare in casa contro la Gran Bretagna Murray-dipendente che ci regala una camera con vista sulle sulla semifinale (probabilmente con Federer & Co.), approdo dal quale manchiamo dal 1998.

«Battere l’Argentina è stata una grande impresa», ha esternato un Barazzutti eccezionalmente ottimista , e certo felice di aver vendicato da capitano l’onta subita da giocatore nel 1983 a Roma. «Forse è la vittoria più importante degli ultimi venti anni. Era una partita difficilissima, qui non vincono in tanti e il pubblico ha aiutato molto gli argentini (peraltro correttissimi, ndr). E’ la conferma che ormai siamo fra i migliori a livello mondiale. Ora chiunque ci capiti avremo un incontro alla nostra portata, con grandi possibilità di vincere». L’esempio delle ragazze, che nel prossimo weekend inizieranno a difendere il quarto titolo di Fed Cup a Cleveland contro gli Usa privi delle Williams, evidentemente funziona. Ma attenzione, dopo le risalite, a non sprofondare di nuovo in discese troppo ardite.

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