L’Italia sfida il Galles dei miracoli.

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Oggi anche Dio dovrà pagare il biglietto per vedere il Galles attaccare. Cardiff è infradiciata (quasi come Roma), e qualcuno sui giornali si è chiesto: «forse dovremmo rassegnarci al fatto che pioverà per sempre». Hai voglia a spiegare ai gallesi che anche l’Italia è a bagno maria: sgranano gli occhi, poi sorridono: «allora vi sentirete a casa». I ragazzini un po’ bevuti per strada si divertono a sfottere («Siete italiani?… ahahah, buona fortuna per domani», e via con un’altra Guinness). Gli esperti e gli opinionisti invitano tutti a non sottostimarci, le imprese dello scorso anno con Francia e Irlanda hanno lasciato traccia, ma forse qui non è arrivata l’eco della disastrosa estate e del costernante autunno dei ragazzi di Brunel. Gatland e compagnia vogliono sfidarci su un campo ottimale, adatto a incurcioni e scorribande, e per questo – scusandosi con il Signore che secondo tradizione ama guardare dall’alto il match dei “men in scarlett” – per l’esordio nel Sei Nazioni hanno chiesto di chiudere il tetto. E l’Italia, contrariamente al passato, ha acconsentito. «Siamo una squadra ambiziosa, e non volevamo rovinare lo spettacolo al pubblico», ha spiegato capitan Parisse. Molto sportivo, molto british, ma anche molto pericoloso: il Galles è una spaventosa macchina da guerra che punta al terzo Trofeo di fila (sarebbe record nel Sei Nazioni) e dispone di un reparto arretrato di robocob travestiti da stregoni, che fra Halfpenny, lo stupefacente George North, Cuthbert & Co. rischia di incantare, disorientare, frantumare la linea verde composta dell’esordiente Esposito, Iannone, Campagnaro, Sarto e Gori. E fra l’altro paghiamo infortuni pesanti: Favaro, Venditti, Masi, Canale, Morisi. Esposito ieri in aeroporto aveva lo sguardo fra il preoccupato e il perplesso, come di chi si aspetti di trovare un compito in classe davvero difficile da consegnare. Il Millennium chiuso è una caverna di sogni e di incubi, di canti e di rumore che ti aggredisce, e senza la pioggia e la palude sarà difficile fermare i carri falcati avversari. Gli arcieri gallesi sono pronti a saettare ovunque, a sprintare attraverso le speranze di un ‘Italia orgogliosa ma un po’ allarmata. «I ragazzi non si rendono bene conto di cosa significa giocare al Millennium Stadium – ha ammesso Parisse – e forse è meglio così. Ma da 20enni hanno diritto a sbagliare e crescere. Noi saremo con loro, per sostenerli dall’inizio alla fine. In autunno Brunel ha criticato anche noi veterani e non ha sbagliato, dobbiamo tornare al nostro livello migliore». Se poi sarà infanticidio (agonistico, s’intende) il dio del rugby capirà. Diretta tv dalle 15.30 su Dmax.  

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