Nadal promosso, Becker&Edberg rimandati

 

Spanish Rafael Nadal serves during a tra

Così alla fine ha ragione Clarence Seedorf: “I miracoli non esistono, nessuno ha in mano la bacchetta magica». Non è riuscito lui a raddrizzare il Milan in una settimana, non sono bastati Boris Becker e Stefan Edberg a cambiare il tennis di Djokovic e Federer in un torneo. Ammesso che ce ne fosse bisogno, evidentemente, e che qualcuno lo credesse possibile. Se fate parte del club degli scettici anzi potrete aggiungere che Bum Bum per ora non ha fatto che peggiorare le cose: con la rossiccia e corpulenta presenza di Boris nel suo box, Nole è riuscito a perdere contro Wawrinka per la prima volta in 14 incontri, per giunta nei quarti di un torneo che aveva vinto per tre anni di fila. L’impatto di Edberg su Federer è stato più incoraggiante, anche se il bilancio australiano di Federer rispetto ad un anno fa non è cambiato granché: sconfitto in semifinale nel 2013 da Murray, stavolta ha battuto l’inglese (che però ha giocato al 60 per cento della condizione…) ma si è arreso comunque prima della finale alla sua Nemesi storica, Rafael Nadal. La 23 esima sconfitta in 33 incontri, la nona in 11 match giocati nei tornei dello Slam, il recinto magico all’interno del quale Roger non riesce a superare Rafa addirittura dal 2007.

Durante il torneo si è rivisto un Federer migliore di quello – disastroso o quasi per i suoi standard – della passata stagione; non certo l’alieno di un tempo. Nè un campione in grado di mettere in difficoltà Nadal su una superficie che pure in passato lo avrebbe favorito. Ha provato ad attaccare un po’ di più, Federer, ma senza la convinzione, l’energia, la testardaggine necessaria. Ha sbagliato molto con il rovescio, non ha servito al meglio: troppo poco per impensierire l’arci-rivale, nonostante la vescica-canyon che da una settimana si è aperta sul palmo sinistro dello spagnolo, e che anche oggi l’ha costretto a ricorrere all’intervento del medico. Si è esibito in sei o sette tentativi di Serve and Volley, Roger, ma in complesso da 42 discese a rete ha raccolto 23 punti (55 per cento). Con la seconda di servizio ha vinto il 50 per cento dei punti. Ha giocato qualche vincente in più di Nadal (34 contro 28) ma commesso il doppio di errori gratuiti (50 contro 25). Insomma, se non bocciato, il duo è rimandato a… maggio. Prima del torneo lo svizzero aveva avvertito tutti i suoi fans: «I risultati del lavoro con Edberg si vedranno in primavera», e noi siamo dispostissimi a credergli e a concedere tempo sia a lui sia a Stefan. Ma di lavoro ne serve ancora tanto, perché un Federer così, brillante a sprazzi, convincente in qualche partita ma non per l’intera durata di un torneo, non ha grandi chance di portarsi a casa il sognato 18 esimo Slam, a meno di non contare su congiunture particolarmente favorevoli e su abbondanti disgrazie altrui.

Rafa invece ha già pareggiato il numero di grandi finali di Lendl (19) e continua la corsa verso il doppio Slam e i 14esimo titolo nei majors che lo piazzerebbe sullo stesso altarino di Pete Sampras, che in questi giorni è a Melbourne e consegnerà la coppa al vincitore, una celebrazione per i vent’anni del suo primo trionfo a Melbourne. All’interno della Rod Laver Arena, fra campo e tribuna, ieri la collezione di titoli nobiliari era impressionante: i 13 di Nadal, i 17 di Federer, i 14 di Pistol Pete, gli 11 di Laver, gli 8 di Rosewall, i 6 di Edberg, i 4 dell’intervistatore Jim Courier, insomma almeno 73 coppone di quelle che contano davvero. «Non avrei mai pensato nella mia vita di poter vincere 14 Slam», ha detto con la consuetà umiltà Rafa, ed è davvero impressionante riflettere che a soli 27 anni lo spagnolo potrebbe domenica ritrovarsi con almeno due trofei di ciascuno Slam nella sua vetrinetta personale. Si porterebbe inoltre a soli tre Slam di distanza da Federer, insidiandogli – se non altro statisticamente – il titolo di più grande tennista di sempre. Tornando per la terza volta n.1 del mondo, battendosi contro gli infortuni come ha saputo fare, dimostrando di saper dominare con la forza di volontà anche il dolo e fisico, secondo me il Nino si è meritato anche un’altra candidatura: quella a più grande agonista della storia. Della storia dello sport, intendo, non solo del tennis.

 

 

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