Wawrinka, fuori dall’ombra di Federer

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Un mese fa Stanislas Wawrinka rabbrividiva a – 2° in riva al Lago Lemano, in attesa di firmare autografi in una filiale di Losanna della BCV, la banca del cantone di Vaud che lo sponsorizza da sempre. «Chissà se verrà qualcuno…», borbottava, fissando perplesso l’inviato de l’Equipe. Perché il 28enne che ieri ha cancellato Novak Djokovic dagli Australian Open – il “suo” torneo, quello che Nole puntava a vincere per la 4a volta di fila – non è mai stato un divo. Un campione, non una stella assoluta. Un n 8 del mondo, appassionato di hockey sino ad entrare nel consiglio di amministrazione del Losanna e benedetto dal dio del tennis con il rovescio più bello del tour. Ma decisamente un anti-eroe, cresciuto tre passi dietro Roger Federer, perennemente imbarazzato dall’acne e da quel paragone impossibile. Condannato a vivere nell’ombra del Genio: per talento puro forse il primo degli “umani”, comunque il secondo fra gli svizzeri.

«Nel tennis – aveva confessato una decina di giorni fa “Stan the Man” – se non sei Roger, Nadal, Djokovic o Murray, sei destinato a perdere quasi sempre. Ma non devi farti distruggere dalle sconfitte. Io ho vinto solo 5 tornei nella mia carriera, ma non mi abbatto, continuo a lavorare». “Stanimal”, lo chiamano. Per non smettere di confidare nell’assurdo si è anche fatto tatuare sul braccio una frase di Samuel Beckett («Ho sempre provato. Ho sempre fallito. Non importa. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio») e il mantra ora inizia a funzionare. La svolta è arrivata un anno fa. Nuovo coach, l’ex n.2 Magnus Norman, nuova dieta, nuova preparazione (insieme con Pierre Paganini, lo stesso trainer di Federer). A maggio 2013 l’ingresso nei top-10, a settembre la prima semifinale Slam agli Us Open, sconfitto neanche a dirlo da Novak Djokovic, il cannibale che l’anno scorso proprio a Melbourne Park gli aveva divorato l’anima in un sanguinolento 4° turno, 10-8 al 5° set dopo 5 ore e mezzo di pasto nudo. Stavolta per vendicarsi e piazzare la Stan-gata, a Wawrinka ne sono bastate 4. Primo set perso, la rimonta, Djokovic che risorge, il 9-7 finale. «Mi sono detto: non puoi perdere ancora al quinto con Novak».

Ora nel mirino c’è la semifinale con Berdych e all’orizzonte un clamoroso sorpasso. Se Federer  non arriverà in finale, Wawrinka dopo averlo umiliato nel referendum sullo sportivo svizzero dell’anno (triplo dei voti) gli passerà davanti anche nel ranking. Un sacrilegio, per molti. E materia per Herr Freud: non è un caso, infatti, che Wawrinka sia esploso proprio nell’anno della crisi nera del suo perturbante modello. Insieme i due hanno vinto l’oro di doppio a Pechino, a dividerli è arrivata l’anno scorso una polemichetta lieve, da svizzeri educatissimi, sulle diserzioni di Federer in Coppa Davis. «Ma io spero davvero che Roger torni grande – dice – e so che lui oggi è felice per me». Come le decine di fan che quel giorno, nel freddo di Losanna, costrinsero Wawrinka a firmare autografi per tre ore di fila.

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