Pennetta, un ‘quarto’ di maturità

Flavia_Pennetta_at_the_2010_US_Open_01

Prima si “intesiva”, come dice con neologismo tutto suo. Labbruzze tirate, bulbo oculare alla Mara Carfagna, l’adorabile broncetto che virava dall’ittero al paglierino. Ora, a 32 anni, si diverte. Si impegna, eccome. Ma non si stressa. E vince. «Meglio tardi che mai, no?» sorride Flavia Pennetta ai microfoni di Eurosport. “Flavia porta la magia nel regno di Oz”, titolano i giornali aussie per spiegare la favola leggera di Flavia che dopo i sei mesi di carenaggio per l’operazione al polso (dall’agosto 2012 al febbraio 2013, proprio come il suo amico Rafa Nadal) ha ricominciato a solcare gli Slam con la serenità di chi conosce le carte del cielo e sa come evitare le bufere. Una nuova primavera: quarto turno a Wimbledon, prima semifinale Slam in carriera agli Us Open, ora primo quarto di finale ‘con vista’ a Melbourne, dove domenica si è vendicata in tre set di Angelique Kerber – la mancina tedesca che tre anni fa le negò le semifinali a New York – e stanotte affronta Na Li per giocarsi un match che vale un tesoro – considerata la clamorosa sconfitta di Serena Williams contro Ana Ivanovic. Serena da tre anni in Australia rimedia solo amarezze e infortuni (due volte alla schiena e uno alla caviglia), e secondo il suo coach-filarino Mouratoglou per la bua ai dorsali aveva rischiato il ritiro prima del match con la Hantuchova. Risultato: con la Ivanovic e la giovane Bouchard rimaste a presidiare l’ultimo stretto nella metà alta del tabellone, un approdo in finale per chi uscirà dallo spareggio fra le quasi gemelle Na e Flavia (2-2 i precedenti, ultima vittoria per la Pennetta nel 2010) non è utopia. «Almeno stavolta giocherò con una più anziana – scherza l’altra 32enne d’assalto, quella made in Wuhan – Flavia è nata un giorno prima di me». 25 febbraio contro 26, un tennis che si assomiglia, due storie diverse. Na sotto l’apparenza burlona lotta da sempre contro le ferite di un’educazione feroce che le ha sfregiato i pensieri. «Ancora oggi quando le chiedo come sta, non riesce a dirmi nulla di positivo», ammette il suo coach Carlos Rodriguez, ex mentore di Justine Henin. Flavia i demoni se li è lasciati alla spalle, la sua ultima mission è togliersi qualche soddisfazione pesante prima di cambiare rotta nella vita. «Sinceramente dopo l’infortunio non ero convinta di poter rientrare ad alto livello – racconta – invece anche grazie al mio team (il coach Navarro, il fisioterapista Tosello, ndr) eccomi qui. Contro la Kerber ho giocato un primo set perfetto, poi sono stata brava a rimanere nel match anche quando ero sotto di un break nel terzo set: l’unico vantaggio della maturità è che capisci meglio i momenti di una partita, e fai la scelta giusta». Gli svantaggi, Flavia? «Da giovane partivo per sei mesi e neanche me ne accorgevo. Adesso spesso ho voglia di ritornare». E’ seducente come Circe, la Penna, ma ormai ragiona come Ulisse: ambisce al nostos, al ritorno a casa. Per questo anche in trasferta ricrea il focolare: niente hotel, ma un appartamento dove cucinare carbonare per tutto il clan, con Giorgio Di Palermo, membro italiano del board Atp, addetto alla carbonara. «Il nostro appartamento è il miglior ristorante di Melbourne», spiega orgogliosa. «Peccato che manchi Gisela (Dulko, la sua ex compagna di doppio ora impegnata a fare la mamma a Buenos Aires, ndr), ma con lei rimedio via Skype». Dove c’è vittoria, in fondo, c’è casa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: