A Sochi il bob sarà da F.1

bob

I cilindri sono umani, la benzina è il sangue. Il resto è Ferrari, McLaren, Bmw. Ma la F.1 non c’entra. O meglio: c’entra quel tanto che basta, perché i bob che gli italiani, i britannici e gli americani porteranno in pista a Sochi – e parliamo di Olimpiadi invernali, non del GP in calendario nel 2014 – sono stati studiati, analizzati, progettati con gli stessi mezzi che i due grandi rivali del Circus (e il costruttore tedesco che fino a qualche anno fa motorizzava le Williams) usano per produrre le monoposto di Fernando Alonso o Jenson Button (da La Stampa) . Gli yankee non vincono una medaglia d’oro nel bob a due dal 1936, ma quest’anno sono i favoriti e a fornirgli l’arma letale ci ha provato la Bmw North America. I bob costruiti sono sei e il segreto, secondo Michael Scully che li ha progettati per la Bmw Group Designwork Usa di Los Angeles, «è stato ridurre al minimo dimensioni e pesi, mantenendo basso il baricentro». Tanto che alla fine è stato necessario aggiungere quasi 50 chili in lamine d’acciaio: «sistemandole davanti o ai lati si può influenzare la sterzata come si vuole. Gli ingegneri europei sono convinti che sia una soluzione sbagliata, ma è difficile dire che non funziona: siamo i n.1 al mondo». Per aumentare la velocità sono state anche adottate soluzioni aerodinamiche in grado di ridurre al minimo le turbolenze. Il rapporto che lega la McLaren e il comitato olimpico britannico è ancora più stretto, visto che la factory di Woking, attraverso la sua consociata MAT (McLaren Applied Technologies), ha contribuito già nel 2012 alla conquista di 30 delle 65 medaglie britanniche ai Giochi di Londra: canoa, ciclismo, canottaggio, vela – ora slittino e bob. «Il concetto è sempre lo stesso – spiega Caroline Hargrove, oggi capo progetto al MAT che in passato ha lavorato in F.1 mettendo a punto il simulatore che oggi usano Button e Magnussen – concentrarsi sulle discipline dove la possibilità di vincere medaglie è più alta. E a Sochi in più ci sarà il gusto di sfidare la Ferrari…». Fra il Coni, la Fisi e Maranello in realtà la collaborazione è iniziata già nel 2006. A Vancouver, nel 2010, non erano arrivati i risultati sperati, due anni fa il progetto è stato reimpostato. «E questa volta fin dai primi test a ottobre i risultati sono stati incoraggianti – spiega Antonio Tartaglia, direttore tecnico azzurro. Merito anche di una maggiore attenzione alle esigenze degli atleti: «la sensibilità del pilota conta, eccome, anche se un mezzo efficiente è importantissimo, diciamo un 20 per cento. In realtà non sappiamo ancora quali sono i limiti del mezzo, perché l’uso della tecnologia è enorme: aerodinamica, meccanica, materiali. Ormai siamo arrivati quasi ad avere un bob diverso per ogni tipo di pista, le gare si giocano sul centesimo di secondo, quindi l’apporto della Ferrari è utilissimo. Ora stiamo studiando un nuovo tipo di sterzo, l’importante è anche trovare la giusta alchimia dei materiali, carbonio e vetro-resina soprattutto, per ottenere la giusta rigidità del telaio». Spingere sulla tecnologia giusta, il segreto è questo.

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