Djokovic, Nadal e le regole da (non) cambiare

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Sono il numero 1 e 2 del mondo e vogliono trasformare il tennis. Non solo a suon di vittorie per cambiare i connotati alle statistiche, ma proprio intervenendo sulle regole (da La Stampa). Con il rischio di stravolgere un gioco vecchio quasi 150 anni. «Be’, mi piacerebbe che ci fosse solo una palla di servizio», ha buttato lì Rafael Nadal, impegnato a Doha in questi giorni di vigilia degli Australian Open, il primo Slam della stagione, che inizierà il 13 gennaio a Melbourne Park.«In fondo le regole del tennis sono state inventate tanti anni fa, quando l’altezza media era più bassa, ora le cose sono cambiate». Bang. «Sì, ci anche per me ci sono dei settori in cui secondo me bisognerebbe intervenire», gli ha risposto Novak Djokovic. «Ad esempio vorrei vedere gli Slam ridotti da due settimane a dieci giorni. Intendiamoci: vanno bene anche così come sono, e dal punto di vista economico tutti ne traiamo vantaggio. Ma sono anche tornei lunghi, che intasano il calendario. La gente non se ne rende conto, ma noi cambiano fuso orario e superficie in continuazione: quanti anni può resistere un fisico sottoposto a queste sollecitazioni? Ecco perché vorrei vedere gli Australian Open spostati più avanti e una distanza maggiore fra il Roland Garros e Wimbledon, in modo da avere più tempo per recuperare». Due richieste decisamente interessate, visto che il servizio non è mai stato un punto di forte di Nadal, e che Djokovic & Co., dopo aver lottato per l’aumento dei montepremi, spingono ora per ridurre l’orario di lavoro. Lavorare di meno, guadagnare di più. La proposta di Novak però fa a pugni con le richieste dei fan e con i desideri degli organizzatori degli Slam, che a ridurre giorni e ore di incasso non ci pensano affatto e hanno piuttosto puntato ad aumentarli per includere una domenica in più a botteghino aperto (vedi Parigi e gli Us Open, ma anche Wimbledon grazie al tetto e alle sessioni serali “camuffate”). Proposte da rispedire al mittente, insomma, anche se la riflessione finale di Djokovic va ascoltata. «Tutti amiamo e rispettiamo le tradizioni del tennis, ma a volte questo ambiente è troppo conservativo. La vita va avanti, e l’esempio dell’occhio di falco mostra come si possa innovare in maniera utile e intelligente». Bravo Nole: innovare. Non snaturare.

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Comments

  1. Gentile Curioso,
    condivido le Sue parole, però un pensierino alla palla unica di servizio io lo farei.
    Un affezionato lettore.

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