Becker&Edberg coach: è l’effetto Lendl

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«Sono molto contento di essere stato chiamato da Novak Djokovic per fargli da coach, insieme faremo grande cose». Bang, anzi Bum bum, considerato che il virgolettato appartiene a Boris Becker, l’ex-wunderkind che a cavallo fra anni ’80 e ’90 con il suo Serve and Volley moltoSturm und Drang trasformò Wimbledon nel suo giardino e il tennis in un campo di battaglia. (da La Stampa) Un matrimonio a sorpresa che conferma una tendenza, quella del revival degli anni ’80, lanciata un paio di anni fa da Andy Murray con l’ingaggio di Ivan Lendl. Negli ultimi giorni infatti sono rientrati nel giro Michael Chang, che seguirà il talento giapponese Kay Nishikori, e persino l’arci-rivale di Becker, Stefan Edberg, che dopo aver passato dieci giorni a Dubai a palleggiare con Roger Federer potrebbe accompagnarlo l’anno prossimo sul tour “per qualche settimana”, come lo svizzero ha confessato al suo cerchio magico. Shackerate il tutto con il fallimento di Jimmy Connors (assunto e licenziato dopo un solo torneo da Maria Sharapova quest’estate) e con una dose di speranze di Sergi Bruguera, bi-campeon del Roland Garros a metà anni ’90, da poco al fianco di Richard Gasquet, e otterrete il cocktail dal sapore vintage di una generazione e mezzo di fenomeni che dopo essersi affrontata sui courts torna ora a sfidarsi in panchina. La decisione di Nole l’inquieto, va detto, lascia perplessi. Che il n.2 del mondo senta il bisogno di una mentalità più offensiva lo si era capito dai tentativi (falliti) di affiancare al suo storico pigmalione Marian Vajda (che continuerà a seguirlo) prima il doppista Mark Woodforde, poi Todd Martin.

Becker, che consiglierà Novak negli Slam e in altri otto tornei, ha un pedigree di lusso (6 Slam), ma è da tempo fuori dal giro, non ha esperienza come coach, non ha mai brillato come tattico e da giocatore esibiva uno stile opposto a quello del serbo. Negli ultimi tempi, poi, ha fatto parlare di sé soprattutto per qualche clownesca apparizione tv e per le voci sullo stato non florido delle sue finanze. Operazione tecnica o mossa pubblicitaria? Djokovic è convinto di poter replicare il feeling magico scattato fra Lendl e il suo amicone Murray, che con la sfinge di Ostrava installata in tribuna si è tolto la scimmia dalla spalla calando il tris Olimpiadi-Us Open-Wimbledon. «Boris è è una leggenda – ha spiegato Nole – con la sua esperienza può aiutarmi a vincere altri trofei». Affidarsi al grande nome non è sempre garanzia di successo. Lo dimostrano i casi di Connors, che seguì senza grande costrutto anche Roddick, o di Mats Wilander che non incise granché sulla carriera di Marat Safin, mentre Ivan Lendl è stato un toccasana per Murray, Tony Roche ha guidato con maestria tre n.1 come Lendl, Federer e Hewitt, e Billie Jean King contribuì a svezzare Martina Navratilova. Perché l’alchimia funzioni servono un progetto comune, caratteri compatibili e tanta pazienza. A occhio non pare il caso del nuovo duo, ma Bum bum, fin da quando nel 1985 vinse Wimbledon a 17 anni, è abituato a stupire il mondo, e non solo quello del tennis.

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