Todt: «La F.1 deve costare di meno, o morirà»

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La prima mossa di Jean Todt da Presidente rieletto della Fia è stata quella di prendersela con i giornalisti (da Italiaracing). Con quelli che durante la campagna elettorale avevano commesso l’errore di ascoltare anche l’altro candidato David Ward, e di avanzare «insinuazioni infondate riguardanti il governo della Fia, la trasparenza dei suoi conti, e l’integrità dei suoi membri». Secondo Todt si è trattato di «attacchi irresponsabili» alla famiglia della Fia, e il livore manifestato dal Presidente verso molti che semplicemente hanno cercato di fare il loro mestiere di cronisti e di «cani da guardia del potere», lascia sinceramente perplessi. Chi gestisce una organizzazione come la federazione internazionale dell’automobilismo deve accettare le domande e le richieste di spiegazione e le indagini della stampa non come una condanna, ma come un inevitabile necessità democratica – evidentemente però si tratta di una nozione difficile da far digerire a chi amministra un potere.

Detto questo passiamo alla parte programmatica del Tod bis, ovvero del nuovo quadriennio che si apre davanti al mondo del motorsport e che già dal 2014 promette piccole e grandi rivoluzioni. “The road Forward», la strada davanti, come l’ex manager della Ferrari ha voluto chiamare il suo programma, è lastricata soprattutto di tre buoni propositi: contenere i costi, rilanciare l’audience, aumentare i campionati di base. «Diciamo che avevo davanti da scalare una montagna di 8000 metri, e per ora sono a quota 3000 – ha dichiarato il boss francese – Se mi chiedete qual è la sfida più grande per il futuro rispondo che è sviluppare la base del motorsport, perché nessuno se ne occupa. A tutti interessa la Formula 1, ma per me non è quella la priorità. Se invece mi chiedete qual è la priorità per la F.1 rispondo abbassare i costi: perché altrimenti la F.1 morirà». Il piano è già in atto, e prevede come è noto l’introduzione dei nuovi motori V6 turbo da 1.4 di cilindrata: motori in effetti più “verdi”, ma la cui introduzione per il momento non ha certo contribuito a sanare i budget dei team, al contrario, come dimostrano le lamentazioni di quasi tutti i team principale del Circus.

Comunque sia Todt ha in mente un Motorsport che eviti il pericolo di scollarsi dalla realtà quotidiana dei suoi fans, che sono sempre più giovani e attratti dalle nuove tecnologie e dai nuovi media (interattivi ma forse più controllabili dei vecchi). E che non si allontani troppo neppure dagli interessi dei grandi costruttori, che fanno da pilastro alle corse ma che pretendono regolamenti più aderenti ai loro interessi. Non un compito facilissimo. In agenda c’è sicuramente un razionalizzazione della gestione della F.1, che andrà attuata attraverso un utilizzo dello Strategy Group in modo da dare stabilità ai regolamenti e sicurezza agli investitori, magari arrivando ad un tetto massimo di 100 milioni di dollari di costo per stagione. Per ora si è partiti da un cambio di attribuzione di punteggi che a qualcuno potrà non piacere, con doppio punteggio per l’ultimo GP, i numeri fissi per i piloti, le ipotesi di sanzioni da 5 secondi per infrazioni lievi. Poi bisognerà passare ai bersagli grossi. Il regno di Bernie Ecclestone, picconate dal processo per corruzione, dovrà prima o poi terminare e forse l’idea di coinvolgere il “discoccupato d’oro” Ross Brawn può rivelarsi vincente.

Todt insiste sulla necessità di lavorare sulla base, dove i talenti non mancano ma c’è confusione sul percorso che un pilota deve compiere per costruirsi una carriera ad alto livello. Bisogna stare molto attenti a non pretendere di mettere un cappello istituzionale dall’alto per bloccare le dinamiche spontanee del mercato, ma sicuramente va evitato che un giovane riesca ad emergere più per la dote di sponsor che per quella del talento. Nella prospettiva di una trasformazione “verde” del Motorsport la Formula E, la nuova serie per monoposto elettriche che partirà nel prossimo autunno  e che farà tappa nei centri cittadini di mezzo mondo, sembra strategica. Il calendario è stato confermato, e l’organizzatore Alejandro Agag ha incassato anche  la presenza di nomi di cartello come quello di Richard Branson con la Virgin e di Leonardo Di Caprio, co-proprietario del team Venturi, si parla di Lucas Di Grassi, Takuma Sato, forse Bruno Senna, ma sull’argomento Todt ha voluto alzare un po’ il piede. «La serie promettete bene, ma preferisco essere prudente», ha dichiarato a L’’Equipe, «perché vedo che ci sono molte aspettative e non vorrei essere poi deluso. Comunque potrebbero parteciparvi a gettone anche dei piloti di Formula 1, magari per una o due gare». Be’ anche questo significherebbe ottimizzare i costi, ma di certo se l’alternativa elettrica dovesse rivelarsi un flop, per i piani a zero emissioni di Jean il condottiere sarebbe un colpo demoralizzante.

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