La sfida di Kubica

Kubica

«A me piacciono le cose difficili». E giù un sorriso dei suoi, diagonale, un po’ scaleno, ma irresistibile. Robert Kubica venerdì scorso è stato premiato al Gala della Fia come personalità dell’anno, preferito anche al Sebastian Vettel pigliatutto edizione 2013, e per una volta si può dire che le scelte istituzionali coincidono con quelle del cuore (da Italiaracing).  

Un premio il polacco più veloce del mondo l’ha vinto anche grazie alle sue performance al volante, visto che si è laureato campione del mondo nel WRC 2 con la sua Citroen DS3, e quindi il riconoscimento della Federazione internazionale non sa tanto di compensazione, di medaglia alla memoria, ma di ammirazione, forse addirittura di stupore per quello che Kubica è riuscito a fare nei rally recuperando dall’infortunio che nel 2011 ad Andora ha spezzato una carriera di F.1 già importante e che si avviava tingersi di rosso Ferrari. Ricorderete: il 6 febbraio di ormai tre anni fa lo schianto sul guardrail durante un Rally Ronde in provincia di Savona, le ferite tremende, il rischio di amputazione al braccio destro, la lunga e dolorosa riabilitazione. E poi la rinascita, che quest’anno si è compiuta anche con il debutto nel Mondiale Rally, la categoria dove con grande probabilità lo ritroveremo anche nel 2014, pare al volante di una Ford. 

«Robert sta facendo grandi cose nei rally – ha detto a Parigi Fernando Alonso, che se non fosse stato per quel maledetto giorno in Liguria oggi sarebbe suo compagno di squadra sulla Ferrari – ma noi lo aspettiamo di nuovo in F.1».Ecco, questo è un traguardo probabilmente troppo difficile da raggiungere anche per l’uomo che ama le sfide impossibili, ed è lui stesso ad ammetterlo: «Il ritorno in F.1 è quasi impossibile, sarei in grado di guidare una monoposto su uno o due circuiti per fare dei test, ma se non posso gareggiare non ha senso provarci». I danni lasciati alla mobilità del braccio e dalla mano destra dall’incidente, e a cui ben sette interventi chirurgici hanno in parte rimediato, rimangono un ostacolo insuperabile. «No, allo stato attuale non sono in grado di correre. Voi giornalisti forse pensavate che sarebbe stato tutto più facile, ma io lo sapevo che sarebbe stata molto dura».

Il navigatore Ferrara: «sull’asfalto può vincere»

Non è stato facile neppure nei rally, ma Robert è fatto di una stoffa speciale. Dal primo test su una Skoda Fabia Wrc nel marzo del 2012 non passati nemmeno due anni, eppure la vecchia passionaccia per i rally lo ha già portato ad un titolo iridato. In mezzo, una serie di altre botte non trascurabili: un incinte al Rally di San Martino di Castrozza, una uscita di strana spettacolare alle Canarie su una DS3, altre traversie alle Azzorre, due capotamenti nei test alla vigilia del rally di Polonia. E per finire la stagione in gloria, dopo la vittoria nel WRC2 agguantata grazie a cinque successi in Grecia  e Sardegna, Germania, Francia e Spagna, altre due uscite di strada al Rally del Galles, nella sua prima uscita con una macchina WRC. «In gare difficili come quella, e a quelle velocità, gli errori li commettono tutti», spiega Michele Ferrara che proprio in Galles, dopo un accordo volante e grazie ad una consolidata amicizia, ha letto le note a Kubica. «Però se si tratta di Robert vengono notati molto di più. In realtà la media dei suoi errori è molto bassa, ma attorno a lui c’è una tensione mediata decisamente superiore. E in Galles l’ho avvertito anch’io». Una esperienza comunque memorabile, per entrambi. «Direi di sì. Di Robert sono amico da tanto tempo, mi ha chiesto se volevo fargli da navigatore appena 10 giorni prima della gara, perché era rimasto senza, e devo dire che sono rimasto soppresso e onorato che mi abbia scelto per un debutto così importante per la sua carriera. Quello che mi colpisce sempre è la sua semplicità, la sua genuinià. Attorno a lui c’è sempre attenzione, ma lui non si preoccupa dell’impianto mediatico: bada a lavorare e ad andare veloce». Prima gara in Wrc, sia per Kubica sia per Ferrara, prima volta insieme in un abitacolo. E per Kubica prima volta dopo lungo tempo con note lette in italiano. Mica facile. «No, considerato anche che la gara è tostissima: basti pensare che Monsieur Loeb, e dico Loeb, ci ha messo sei volte prima di vincerla. Ma Robert è davvero un fenomeno, non so come dire altrimenti. Guida usando quasi solo la mano sinistra, eppure come tempi si batteva con i migliori 5 del Mondiale. Ha capacità di adattamento impressionanti.  La F.1? Non ne abbiamo parlato. Io non volevo toccare l’argomento per primo e si capisce che è un tema che lui affronta con fatica».Nel futuro di Robert ci sono ancora i rally di altissimo livello, probabilmente con il navigatore polacco Jakub Gerber. «Sono stato io il primo a dirgli che doveva pensare a cosa è più utile per lui – aggiunge Ferrara – l’italiano Robert lo parla bene ma non è la stessa cosa, e in Galles si è visto. Secondo me nel WRC è assolutamente competitivo. Magari non su tutti i fondi, ma sull’asfalto, in Francia come in Spagna, può tranquillamente puntare alla vittoria». 

 Malcolm Wilson:«Con noi diventerà un n.1»

Una opinione condivisa anche da Malcolm Wilson, il boss della M-Sport che sta facendo una corte spietata a Kubica per portarlo chez Ford l’anno prossimo. Un accordo che pare maturo, manca solo il sì finale del polacco. «Basta guardare a come Robert ha preparato il Rally del Galles per capire quanto è importante per lui», ha dichiarato Wilson ad Autosport. «Ha una determinazione e una fame che è raro vedere in tanti altri piloti. E credo possieda tutte le qualità per trascinare il nostro team. Noi lo conosciamo bene, potremmo fornirgli gli strumenti necessari a fare un ulteriore salto di qualità nei rally: ne sapremmo fare un numero uno. Poca esperienza? Pensate alla nostra annata: avevamo un pilota di poca esperienza come Neuville e lo abbiamo portato al secondo posto nel Mondiale». La F.1 si allontana sempre di più, ma se Kubica continuerà a questo ritmo si allontanerà anche la nostalgia, il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Il rally gli ha tolto un sogno, ma gliene ne sta costruendo attorno uno diverso. Complicato e insieme divertente da sognare. «Credo che per me sarebbe stato più facile gareggiare in un campionato mondiale su pista – ha riconosciuto il fenomeno – ma io non sono fatto così. Ho preso il rally come una sfida». E la sta vincendo.  

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