Twittare o tritare?

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In attesa di sapere come sarà la nuova monoposto dopo la rivoluzione motoristica e aerodinamica, di capire se Alonso e Raikkonen potranno andare d’accordo e se i nuovi acquisti fra i tecnici saranno funzionali, e di scoprire se la Red Bull comunque continuerà ad umiliare tutti, in Ferrari una decisione è stata presa: Alonso deve piantarla con i tweet birichini. (da Italiaracing) I cinguettii che hanno a che fare con la Ferrari e le sue prestazioni (peraltro tutti in inglese) che hanno hanno fatto imbufalire Luca Di Montezemolo, primo fra tutti quello in cui invocava come regalo di Natale una Red Bull. «Gli proibiremo di twittare», ha detto il Presidente della Ferrari, «ovviamente potrà farlo come tutti, dicendo quello che gli pare, ma tutto ciò che riguarda la Ferrari sarà comunicato da noi». Non è certo una novità, questa fobia da Twitter. Il ct della nazionale italiana Prandelli li ha vietati in nazionale, alle Olimpiadi agli atleti era stato vietato o comunque fortemente limitato l’utilizzo dei social media. Un “cinguettio” poi assolutamente proibito ai cardinali riuniti in Conclave.

Giusto o sbagliato? Be’ nel caso dell’elezione papale sicuramente sì, viste le esigenze di riservatezza della situazione. In altre occasioni il dubbio rimane, anche perché sempre di censura trattasti: e se quotidianamente ci lamentiamo indignati che i social media e lo stesso accesso a internet vengano limitati o negati in regimi poco democratici come la Cina, l’Iran o il Vietnam, come possiamo poi invocarli per mettere al bavaglio la coscienza di un singolo atleta nel nostro liberissimo mondo occidentale? In realtà a regolare la faccenda dovrebbe bastare il buon senso, purtroppo oggi merce rarissima. Prima di vietare bisognerebbe dialogare, prima di cinguettare in maniera inopportuna – perché esistono i tweed inopportuni, eccome se esistono – basterebbe riflettere qualche istante in più.

Non sarà comunque un messaggio inviato o cancellato a mutare la stagione 2014 della Ferrari. Ci vorrà una macchina finalmente vincente, un team sereno, un Alonso motivato. Che è poi il punto su cui ha messo il dito Bernie Ecclestone, che ogni giorno ne spara una ma che quando si toglie il cappello da Comunicatore Pazzo sa cogliere l’essenza ei problemi. «Il problema è la Ferrari o è Alonso? Sinceramente non lo so – ha ammesso l’attempato Supremo fra un’udienza e l’altra del processo che rischia di cancellarlo dal Circus – quello di cui ho paura è che Alonso perda la motivazione. MI sembra che sia convinto che il team non sia in grado di dargli una macchina vincente, e questo potrebbe far perdere l’entusiasmo che serve in Ferrari. Fernando è un vincente, e onestamente spero che l’anno prossimo torni a farlo». Lo sperano in molti, specie in Italia. Prima di pensare a twittare, bisogna pensare non farsi tritare: dalla concorrenza.

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