Italia-Argentina, il derby del Papa

PapaFrancesco_SergioParisse

Chissà se Papa Francesco, che ieri ha ricevuto e benedetto Italia e Argentina in Vaticano invista del match di oggi all’Olimpico, ricevendo la maglia azzurra da capitan Parisse e un “cap” dal Presidente Gavazzi, è d’accordo con Jorge Luis Borges. Il grande scrittore di Buenos Aires sosteneva che gli argentini «sono italiani che parlano spagnolo e sognano di essere inglesi», almeno per quanto riguarda il rugby la definizione è perfetta (da La Stampa). Fra le due sponde dell’Atlantico per anni c’è stato un flusso continuo di giocatori che ha innervato di muscoli, estro e corazon la nostra nazionale: da Dominguez a Castrogiovanni, da Pez a Orquera, a Dellapè, a Garcia, senza dimenticare che in Argentina è nato e cresciuto fino ai 18 anni Sergio Parisse (anche quest’anno in lizza come miglior giocatore dell’anno). Ora le cose sono un po’ cambiate. L’ultimo gaucho di qualità conteso fra le due nazionali è stato Gonzalo Garcia, perché i cugini – che nella palla ovale sono così filo-british che non hanno una traduzione per “scrum” (mischia) e le ali le chiamano “wings” – i talenti ormai tirano a tenerseli in casa, o al massimo a cederli ai soldi veri dei campionati francesi e inglesi. Dall’estate scorsa sono infatti entrati nel Rugby Championship, l’ex-Tri Nations, e devono qundi battagliare con il meglio del Commonwealth, AllBlacks, Australia e Sud Africa. «E questo li rende ancora più pericolosi», argomenta a ragione Parisse. Ieri i Pumas, reduci da una estate pesante e dai 40 punti beccati in Galles sabato scorso, hanno ascoltato seraficamente le parole del loro ex arcivescovo Bergoglio che ha parlato del rugby come di «uno sport che mi piace perché è duro ma leale», aggiungendo che «anch’io con i miei collaboratori faccio una buona squadra», e concludendo con l’esortare tutti «ad andare insieme in meta». Oggi però, fuori dalla sala Clementina e dentro l’Olimpico, i nostri congiunti ovali proveranno a suonarcele di santa ragione. Non li battamo dal 2008 (in casa dal 1998) nel frattempo ci hanno suonato 3 volte (2 in casa nostra), e se per rifarci un tempo avremmo puntato solo sulla mischia, stavolta proveremo ad attaccarli, come ha ribadito anche Parisse. Confidando, oltre che nella stanchezza dei gauchos e in una difesa si spera un po’ meno inconsistente di quella vista nei primi due test match, anche in una mediana verde dove esodisce da titolare al n.10 il veneto-scozzese Tommaso Allan (20 anni, figlio d’arte da parte di mamma Paola Berlato che oggi riceverà il cap insieme a lui), e nella freschezza dell’altro quasi debuttante Campagnaro fra i tre-quarti. Che il dio del rugby ce la mandi buona.

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