Marquez, una “spugna” senza paura

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Quando andava insieme a papà Julià al Moto Club Segre di Cervera, un passo da Llerida, a diventare un campione del mondo non ci pensava di certo (da Italiaracing).«Marc ha iniziato a correre in moto prima ancora di camminare – racconta papà Marquez, ex-operaio addetto alle escavatrici in una ditta di costruzioni finita in crisi circa un anno fa – ma come nel caso del suo fratello più piccolo Alex (che oggi corre in Moto3, ndr) l’obiettivo non era di farne un pilota da corsa. Allora pensavamo solo a divertirci». E che ci riuscissero si capisce persino dalle foto dell’epoca: con addosso un casco grande il doppio della sua testa, il manubrio della minimoto impugnato con la sicurezza del predestinato, il bambino Marquez se la ride contento. Lo stesso sorriso che sfoggia adesso che a 20 anni e una manciata di giorni è diventato il più giovane campione del mondo di MotoGp, l’unico insieme a Kenny Roberts (correva l’anno 1978) capace di prendersi l’iride nella stagione del debutto.

Le cose, per il pilota che sorride, hanno iniziato a cambiare quando Emilio Alzamora, l’ex campione catalano, decise di prendere il minuscolo Marc sotto le sue ali alla Monlau Competicion, autentica fabbrica di meccanici e piloti.  «Era così piccolo – ha raccontato Alzamora a l’Equipe – che faticava a stare in sella ad una 125. Ma questo a contribuito a sviluppare il suo talento: per riuscire a controllare la moto doveva curare al millimetro le traiettorie».In realtà Marc da piccolino – e stiamo parlando di quando aveva 4 anni… – aveva il pallino del cross, tanto che in una letterina a Babbo Natale chiese in regalo proprio una minimoto da sterrati. Una passione coltivata poi a fianco di papà Julià, che a Llerida lo portava a vedere le tappe del Mondiale, nella cui organizzazione lavorava mamma Roser, oggi impegata in una ditta di trasporti.

Alzamora, talent scout vecchia maniera, lo ha svezzato grazie al suo fiuto e agli euro della Repsol, il gigante petroliero che finanzia la sua scuola Monlau, ma senza mai fare concessioni alle smanie del baby-fenomeno: senza buoni voti a scuola non si correva. Così Marquez ha fatto tutta la trafila, dalla Copa Conti a sette anni ai campionati regionali e nazionali. Nel 2008 lo sbarco nel campionato 125, su una Ktm – non facilissimo anche per colpa della zavvorra impostagli visto il peso leggerissimo, che però squilibrava la moto – poi l’esplosione nel 2010 sulla Derbi, con il primo mondiale vinto proprio a Valencia. Uno strapotere continuato in Moto2, anche se nel 2011 con la Suter arrivò “solo” secondo, per colpa di una serie di cadute e guasconate che gli costarono anche una operazione rischiatutto al nervo ottico per riparare ai danni di una caduta, con relativa commozione cerebrale, rimediata in Malesia. L’anno dopo ecco puntuale il secondo titolo mondiale, proprio in Moto 2. Il resto è storia di quest’anno.

«Anche dopo quel brutto incidente – spiega Alzamora – Marc non si è mai fatto prendere dalla paura. Ci vedeva doppio, ma non si preoccupava: era sicuro di poter tornare in gara forte quanto prima». Del resto Marquez è così, e per il momento è difficile capire se si tratta di incoscienza giovanile o semplicemente di carattere. «El cicho que corre sin miedo», lo chiamano in Spagna, il bambino che corre senza paura, e in effetti baby Marc di problemi se ne fa raramente: sia che si tratti di spolverare un avversario con una manovra al limite del regolamento (e a volte oltre), sia che gli tocchi rimettere a posto la clavicola lussata del fratellino (è capitato), sia ancora che si tratti di dare una mano a papà Julià a ristrutturare la casa di Cervera.

«La sua grande qualità – ammette Dani Pedrosa, che insieme a Valentino Rossi è il modello di Marquez – è che sa guidare costantemente al limite». Estro, ma anche tanta regolatezza, come spiega ancora Alzamora: «quando arriviamo al circuito Marc si chiude nel garage o nel motorhome. Non va in giro a fare lo sciocco, si concentra e cerca di imparare il più possibile. E’ sempre stato come una spugna».Per diventare il migliore, come insegna anche l’esempio di un altro baby di successo, Sebastian Vettel, non ci sono molte altre strade. Il ragazzo che sorride per ora l’ha percorsa felicemente. «E’ lui la star, l’ambasciatore che la MotoGp cercava per rimpiazzare Valentino Rossi – buttà lì il suo manager Livio Suppo – Marc ha davvero tutto per riuscire a mettersi il mondo in tasca». Senza mai perdere la tenerezza, avrebbe detto un vecchio rivoluzionario che amava tantissimo la moticicletta, e che di nome faceva Ernesto Guevara.

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