Federer, un grande avvenire alle spalle?

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Rassegnamoci e speriamo. Pare una contraddizione ma la realtà, la vita, lo sport sono fatti di (a volte apparenti) contraddizioni. Rassegnamoci: le epiche lotte fra Rafa Nadal e Roger Federer come le abbiamo conosciute negli ultimi 10 anni sono roba del passato. Lo ha dimostrato la semifinale del Masters di Londra vinta 7-5 6-3 domenica da Nadal, una partita con quelche piacevole ricamo ma complessivamente crepuscolare, non certo all’altezza dello splendore che fu. Rassegnamoci, ma speriamo: che in qualche modo l’anno prossimo i due dioscuri riescano a regalarci qualche show da aggiungere alla collezione. Anche se a questo punto si tratta più di fede che di ragione.

Nadal non è forse al massimo della forma, ma al momento è nettamente, implacabilmente superiore al suo vecchio rivale. Anche su una superficie veloce, anche in un torneo indoor. Rafa al coperto non ha mai combinato tantissimo, non si trova a suo agio, e con Federer aveva sempre perso, quattro volte su quattro al Masters, comprese due semifinali (2006 e 2007) e una finale (2010). Domenica ha però giocato come sa e come deve, tenendo a distanza Federer, rifilandogli la 22esima sconfitta in 32 incontri. Del resto il livello attuale del Genio non va molto oltre la sufficienza. Dopo gli Us Open si è ripreso dal pozzo di ansia in cui era precipitato, ma al Masters, cioè nel suo brodo, nel torneo che ha vinto sei volte, se vogliamo guardare in faccia la realtà e non bamboleggiarci con le illusioni ha dimostrato tutti i suoi limiti del momento. Che hanno soprattutto una causa: l’età. Qualche sprazzo, qualche set ben giocato. Ma anche una condizione insufficiente, lentezza negli spostamenti, nervi tesi. Roger oggi sbaglia più diritti in una partita di quanti ne sbagliasse ai bei tempi in un intero torneo; e se ieri non si fosse trovato davanti un Del Potro sciupone, mentalmente infragilito, sarebbe uscito prima delle semifinali. Eleviamo una preghiera al dio del tennis: che Roger faccia tesoro degli insegnamenti di questo annus horribilis, si prepari al meglio in inverno e riesca a regalarci qualche lampo dei suoi nel 2014.

Nadal invece ora ha a portata di mano l’ennesimo grande traguardo di una stagione immensa. Oggi si giocherà la sua seconda finale del Masters contro Djokovic (la loro 39esima sfida e hanno appena 27 anni), l’unico grande torneo che manca alla sua collezione. E’ già sicuro di finire l’anno da n.1, l’unico della storia a riuscirci per tre volte (2008, 2010 e 2013) dopo aver perso il primato, la ciliegina delle Atp Finals completerebbe la sua primiera (che comprende, a diffrenza di Federer, anche la Coppa Davis e un’oro olimpico in singolare), e lo rilancerebbe verso gli Australian Open di gennaio con la prospettiva di diventare terzo tennista di sempre (dopo Laver ed Emerson) anche a vincere almeno due volte tutti gli Slam. Un Nadal davvero da leggenda, che giustamente ha fatto notare: «che vinca o che peda contro Nole, non farà nessuna differenza. Ricorderò il 2013 come un anno fantastico».

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