Fed Cup, ora pensiamo al futuro

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Hanno vinto a modo loro: insieme. Sara Errani ha attaccato al muro la cornice della quarta Fed Cup, vinta sulla Russia, martellando in 59 minuti il punto del 3-0 contro la Kleybanova, poi sono saltate tutte dentro il quadro. Sarita, Roberta Vinci, Flavia Pennetta che a risultato acquisito ha fatto da balia in doppio a Karin Knapp; e Francesca Schiavone, buttata a furor di popolo sul palco anche se lei a Cagliari era arrivata solo per fare il tifo. «Davvero mi volete con voi?», ha chiesto la Leonessa versione secretary negli spogliatoi. Davvero non c’era bisogno di aspettare la risposta (da La Stampa). 

La presenza di Flavia e Francesca dà il tono della continuità del nostro stratosferico gineceo (l’aggettivo è di Corrado Barazzutti): 4 coppe portate a casa, negli 8 anni che hanno cambiato il nostro tennis promuovendo 3 azzurre fra le top-ten (Pennetta, Schiavone ed Errani), raccogliendo 3 finali consecutive e una vittoria in singolo al Roland Garros, 5 Slam e 3 numero 1 del mondo in doppio. E l’Italia rosa che va, e si trascina dietro anche i maschietti che nel 2011 sono tornati nella serie A della Coppa Davis e nel 2013 hanno piazzato Seppi e Fognini fra i top-18 Atp, iniziando a svezzare il futuro con Gianluigi Quinzi, campione juniores a Wimbledon.

«Il nostro segreto è che ci rispettiamo e ci vogliamo bene anche fuori dal tennis», sostiene Sarita, dopo un gavettone-party durato mezz’ora buona che ha coinvolto persino il divertito ma allarmato presidente del Coni Giovanni Malagò. «E ce lo dimostriamo anche nelle piccole cose – continua Roberta Vinci – scherzando, giocando insieme a carte». La sintesi finale è della Penna: «nessuna di noi vuole fare la primadonna. E poi c’è Corrado: era abituato con gli uomini, poi ha iniziato a maneggiarci meglio: è lui il nostro collante».

Corrado Barazzutti, da ieri in arte capitan Vinavil, se la ride, anche se il ruolo di mastice gli piace fino a un certo punto. «Ho due figlie, sono abituato a gestire le ragazze. Più che da colla io faccio da capitano, uno che ti fa ragionare quando perdi la testa, che capisce come trattare con caratteri diversi. E che fa delle scelte, a volte sgradevoli. Il merito di questa squadra è anche di averle rispettate e accettate». Il sorriso gli si incrina solo quando il discorso cade sulla inconsistenza della Russia approdata a Cagliari. «Se una squadra vince tre Fed Cup, e la quarta superando in semifinale la squadra più forte del mondo, la Repubblica Ceca, non deve dimostrare nulla. Il problema è dei russi, che hanno perso un’occasione, e della federazione Internazionale che per anni ha approvato un calendario nel quale la finale era in concomitanza con il Masters di Sofia». Riassumendo: gli assenti hanno sempre torto, e  spesso anche più da guadagnare altrove. Trattasi di capire se il ciclo iniziato nel 2006 a Charleroi con il Belgio è al tramonto o all’alba di un nuovo inizio. Il merito di due quadrienni di gioia è soprattutto delle ragazze, che però per scoprirsi campionesse sono dovute emigrare (soprattutto in Spagna). Delle famiglie che le hanno sostenute, dei coach che le hanno allenate e che Barazzutti ha coinvolto nella gestione delle due nazionali. Ora Pennetta e Schiavone sono ultratrentenni, la Vinci sulla soglia. La Errani ha 25 anni, dietro la risanata Karin Knapp e l’altalenante Camila Giorgi le nuove generazioni prodotte dal centro tecnico di Tirrenia stentano a battere colpi. «Questo gruppo può andare avanti almeno due anni», dice Barazzutti. «Per quanto riguarda la Giorgi mi auguro che ottenga i loro stessi risultati: perché io non convoco dei nomi, ma chi se lo merita». Sotto il caldo sole di Cagliari il futuro è un piccolo brivido freddo.

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