Vettel, l’uomo dal piede d’oro

Sebastian-Vettel-Half-Term-Report-F1-2013

Se durante i gran premi la regia televisiva, tranne che alla partenza e all’arrivo, non lo inquadra neanche più, una ragione c’è: Sebastian Vettel ormai non corre contro gli avversari, ma si batte contro la storia e contro i fantasmi. Quando vola sull’asfalto la sua RB9 non è più nemmeno un’astronave, ma una macchina del tempo, un complicato congegno che nella fantasia di tutti e nelle ambigue certezze delle statistiche lo mette in contatto con Ascari, Fangio, Schumacher (da Italiaracing). 

Ad Abu Dhabi, dopo l’illusione regalata a Webber nelle qualifiche, Seb si è smaterializzato alla start come capitava al capitano Kirk in “Star Trek”, riapparendo brevemente all’attenzione di avversari, telecamere e tifosi quando incappava in un rilevamento cronometrico. Alonso alla fine ha provato a sfidarlo sul giro secco, in una gara di orgoglio molto asturiana, ma il risultato è comunque stato da fantascienza: 1 minuto e 7 secondi di vantaggio per il vulcaniano Vettel su Alonso, 30 secondi sul compagno di squadra Webber.

L’avversario diretto di Vettel del resto non è più Alonso, che fatica fra gli umani, ma lo spirito di Alberto Ascari, l’ultimo italiano capace di agguantare un mondiale, che a cavallo di due stagioni mise insieme nove vittorie di fila e oggi vive nel mito. Ad Abu Dhabi Sebastian ha raggiunto lo Schumacher del 2004, fra Austin e il Brasile punterà ad acchiappare anche la striscia di nove successi infilata da Ascari fra il 1952 e il 1953. Il milanese a quei tempi lottava con Fangio, e visto che allora i GP validi per l’iride erano al massimo 8-9 all’anno, ingannava il tempo correndo anche a Le Mans. Chissà che Vettel prima o poi non si cimenti anche con la 24 Ore: in fondo a 26 anni e prima della fine della carriera in F.1, se continuerà con questo passo rischierà di trovarsi senza più record da battere.

Per ora, va detto, il problema noia non lo tange. Ad Abu Dhabi non ha rallentato neanche quando glielo urlavano disperati nella radio, se avesse potuto avrebbe probabilmente cercato di doppiare tutti, in un sogno di onnipotenza che la sua “Heidi” gli consente, stimolando a questo punto lo stupore universale. Da Marc Genè, che in telecronaca non si raccapezzava («non capisco come faccia ad andare così veloce»), al suo compagno di squadra Webber, che pure non lo ama ma che è stato costretto ad ammettere. «Sebastian è di un altro pianeta».

A riportare Vettel nella nostra dimensione ci hanno pensato le sue dimostrazioni di affetto per i genitori («li amo, da piccolo ho corso tante gare davanti ai loro occhi, adesso ho solo un giocattolo più grande fra le mani, mi hanno insegnato tante cose che spero di trasmettere ai miei figli»), e l’estro alla Pierino quando ha voluto ripetere i “donuts” che in India gli erano costati 25.000 euro di molta. Dalla radio gli suggerivano di portare la macchina ai box, lui si è divertito a imitare la voce di Raikkonen per scandire l’ormai famoso motto del finlandese (“I know what I’m doing”) ma furbescamente per il bis dello show si è piazzato nella via di fuga. «Stavolta se arriva la multa la paghi tu», pare gli abbia sibilato Chris Horner, tra il serio e il faceto, ma i soldi al momento sono l’ultima preoccupazione del tedesco dal piede d’oro. Secondo uno studio di Formula Money citato dall’inserto finanziario di La Repubblica Vettel ha ormai un valore commerciale di 45 milioni di euro e se la batte con i paroni dello sport mondiale, da Federer a Tiger Woods, da Nadal al pugile Mayweather. Nel primo anno alla Red Bull il suo stipendio era di 10 milioni di dollari, ora siamo arrivati a 30 (20 milioni di euro), fra le fonti di reddito ci sono anche le collaborazioni con la Geox, la Infiniti (ha collaborato al set-up della FX “Vettel Edition” e ora sta curando la berlina Q30 che sarà lanciata prossimamente), il ruolo da testimonial per la London Pepe Jeans e lo shampoo Head&Shoulder, una riproduzione dei suoi caschi su eBay viene venduta fra i 900 e i 1700 euro, spedizione esclusa. Fra gli stupiti di tanto successo c’è Vettel stesso: «non mi aspettavo neppure io di andare così veloce: merito del traction control che uso da qualche gara, ovviamente…», ha avuto anche la brillantezza di scherzare Seb. «A parte gli scherzi io cerco di ascoltare queste gomme, che non sono facili da gestore, di tirarne fuori il meglio. Invece ignoro i paragoni con certi nomi del passato, forse perché sono troppo giovane e mi sembra uno choc accostare il mio nome e a quelli dei pià grandi della F.1. Però tutti guardano a me, e non vedono il grande lavoro che c’è per ottenere questi risultati». Pure umile, il ragazzino.

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