Federer, sei ancora tu il Maestro?

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Era abituato ad entrare in classe per primo, ad agosto o giù  di lì, e aspettare gli altri seduto in cattedra. Quest’anno invece Roger Federer, il più titolato dei Maestri (sei centri fra il 2003 e il 2011), all’appuntamento di fine anno che raccoglie gli otto migliori tennisti del’anno c’è arrivato con il fiatone. Qualificandosi nell’ultimo torneo utile, a Bercy, costretto a vincere almeno un match per evitare l’onta dell’esclusione mentre tutti i suoi grandi rivali, da Nadal a Djokovic, da Ferrer a Del Potro, già lo attendevano tamburellando con le dita sui banchi della 02 Arena di Londra. Ha dovuto anche ringraziare Andy Murray, che stavolta al Masters non ci sarà per colpa di un infortunio, e quando bisogna contare sulle sventure altrui non è mai un bel segnale. 

Per dare la misura dell’incertezza: gli addetti alla pubblicità stavolta non hanno neppure messo il suo faccione-icona sui cartelloni sparsi nella metropoli londinese.

«Ma li capisco e li perdono – ha scherzato ieri Federer – non potevano rischiare di mettere me se senza la sicurezza che mi sarei qualificato. Peccato per tutte le foto che avevo fatto addirittura a febbraio, a Indian Wells: fatica sprecata…». Il sense of humor, come si vede, SuperRog non lo ha perso, e del resto il fenomeno strappando il più sofferto biglietto d’ingresso della sua carriera è comunque riuscito ad aggiungere un altro record ad una lista quasi interminabile. Solo Ivan Lendl prima di lui era riuscito a qualificarsi per dodici anni consecutivi al Masters, come tutti si ostinano a chiamare il torneo dei Maestri che in realtà da qualche anno ha cambiato denominazione in Atp World Tour Finals. Andre Agassi deteiene il record del maggior numero assoluto di presenze, 14, ma con qualche “buco” in mezzo, Roger e Ivan il terribile sono marchi di continuità nell’eccellenza.

Da oggi, comunque, a Federer non basterà più aggrapparsi ad uno splendido passato. Nella sessione serale gli tocca Novak Djokovic, che vincendo a Bercy si è assicurato una (piccola) chance di togliere a Nadal il numero 1 a fine anno e non ha voglia di fare sconti a nessuno. Per Roger, sceso al n.7 del ranking tanto da rischiare il sorpasso dell’«altro» svizzero Wawrinka, e all’asciutto nello Slam da Wimbledon 2012, il Masters è invece l’ultima occasione di mettere una toppa ad una annata storta, decorata solo da un titolo per lui minore, ad Halle, e condita da tante, troppe delusioni. Nel suo acquario preferito, in un torneo indoor e sulla distanza ridotta dei due set su tre, può tentare un miracolo in extremis che gli consenta anche di sperare in un 2014 diverso. Non più da gloriosa reliquia, ma di nuovo da protagonista assoluto.

«E’ stato un anno difficile – ha ammesso – ho passato molto tempo a recuperare dal mal di schiena, mi è mancata la continuità. Ho commesso degli errori, giocato dei tornei che non avrei dovuto giocare. Adesso mi sento bene, nelle ultime settimane ho giocato e vinto molto (finale a Basile, semifinale a Bercy, ndr). Sono sicuro che il 2014 sarà un grande anno per me, ma se devo essere sincero, al momento non so quanto vale il mio tennis». Scoprire che il Maestro è pronto alla pensione quando in giro non si vedono suppllenti altrettanto autorevoli, non sarebbe una buona notizia per nessuno.

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