Fed Cup, la finale della vergogna

TENNIS-FEDCUP-ITA-CZE

C’è un poker servito, sul tavolo rosso di Cagliari. Fra oggi e domani l’Italia contro la Russia può portarsi a casa la quarta Fed Cup della sua storia, ed è l’occasione ghiottissima per chiudere alla grande un ciclo vincente ed inaugurarne un altro. In squadra Corrado Barazzutti ha voluto chi ci ha fatto grandi in passato – Flavia Pennetta, la prima top-ten italiana della storia –, chi ci garantisce un presente di lusso come Sara Errani (n.7 Wta) e Roberta Vinci (13, ma n.1 in doppio con Sara), e un pezzo di possibile futuro, Karin Knapp, in attesa che arrivi a maturazione anche Camila Giorgi. Tradizione e transizione, insomma. Manca Francesca Schiavone, renitente giustificata (peccato però che la Fit non abbia usato la stessa indulgenza in Coppa Davis con Simone Bolelli e con l’«ammutinato» Seppi) che per scusarsi del gran rifiuto ha scritto anche una accorata letterina alle sue ex-compagne. La Schiavo avrebbe potuto mettersi al collo la quarta medaglia, ma è inutile bluffare: contro una Russia così derelitta possiamo serenamente farcela senza di lei. Assente infatti per infortunio Maria Sharapova, la n.4 del mondo che peraltro la Coppa la gioca solo in funzione delle Olimpiadi, il capitano russo Shamil Tarpishev, ex sparring partner di Eltsin, ha dovuto rinunciare anche alla Kuznetsova, quindi a Kirilenko, Vesnina e Pavlyuchenkova (impegnate nel Masters “B” di Sofia), finendo per schierare le riserve delle riserve. La n.1 delle zarine è Alexandra Panova, 12esima russa nel ranking mondiale, dove staziona a quota 129. Insieme a lei Alisa Kleybanova, ex top-20 scesa al n.183 dopo aver sconfitto un tumore (linfoma di Hodgkin), e le due teenager Irina Khromacheva (236) e Margarita Gasparyan (315). Certo, morto Eltsin il tennis russo ha perso il suo grande protettore e la federazione arranca, ma la figuraccia e l’umiliazione per la Federazione Internazionale restano. Oltre che la beffa per chi come la Regione Sardegna ha speso fior di quattrini (pare 600 mila euro) per ritrovarsi in casa una finale, diciamo così, svalutata. Del resto sia la Fed Cup, che quest’anno compie 50 anni, sia la Coppa Davis, troppo spesso snobbate dai campioni, da tempo sono in declino. E per onestà va ricordato che le tre vittorie dell’Italia in finale sono arrivate nel 2006 contro un Belgio privo della Clijsters (la Henin si ritirò in doppio), e nel 2009-10 contro gli Usa orfani delle sorelle Williams. La diserzione di massa delle russe stavolta è servita almeno a convincere l’Itf a far slittare in avanti dal 2014 la data della finale di Fed Cup per evitare la concomitanza con il Masters “B” di Sofia – ed è un primo passo. In attesa di riforme più robuste, all’Italia delle patriote resta il compito di vincere domenica, e salvare la dignità offesa della Coppa.

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Comments

  1. Gli assenti hanno sempre torto

  2. La Regione e il Comune hanno speso in tutto 300 mila euro. Così mi hanno detto i colleghi sardi…

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