L’Italia del Rugby League batte l’Inghilterra!

Minichiello

L’Altro Rugby italiano ce l’ha fatta: ha battuto l’Inghilterra. E in Inghilterra per giunta. Un impresa che l’Italia del Rugby a 15, quello del Sei Nazioni, sogna da sempre ma non è mai riuscita a compiere. Al Salford City Stadium invece la nazionale di Rugby a 13 ha shoccato i Maestri inglesi, 14-15 in un match di preparazione al Mondiale che inizia sabato e dove gli azzurri sono stati ammessi per la prima volta. Una amichevole, non una gara ufficiale, ma l’Inghilterra ha accusato il colpo. Miracolo? No, perché la squadra italiana è in realtà composta tutta (con due eccezioni) da oriundi che giocano nella ARL, il fortissimo campionato australiano. A partire dal capitano, Anthony Minichiello, che il championships quest’anno lo ha vinto con i Sydney Roosters, la squadra dove gioca anche l’ex-All Black Sonny Bill Williams.

E’ lui il Sergio Parisse di una nazionale fatta di paisà, figli e nipoti di emigranti italiani, che fa storcere il naso ai puristi ma da ieri ha messo a tacere le critiche. «I nostri giocatori hanno tutti passaporto italiano – spiegano alla Firl, la federazione italiana rugby league (da tre anni in lotta con i rivali della Fifrl) – e del resto anche nel rugby a 15 per anni abbiamo vinto grazie agli equiparati, agli oriundi australiani, argentini o sudafricani». Il Rugby League in Italia è cosa piccina, 350 tesserati circa, i Mondiali che arrivano (debutteremo il 26 contro il Galles al Millennium Stadium di Cardiff) sono l’occasione per fare vetrina, per farsi conoscere: «perché in  Italia, senza risultati, non ti fila nessuno».

L’Altro Rubgy è nato sporco e cattivo nelle fabbriche e nelle miniere del nord della Gran Bretagna, giocato da chi per placcare e correre voleva essere pagato e non si accontentava di una pacca sulla spalle e una pinta di Guinness nel terzo tempo. Per questo “tradire” i nobili (ma spesso ipocriti) principi del dilettantismo, passare la barricata, diventare professionisti per un secolo si è detto “ to go North”, andare al Nord. La scissione avvenne il 29 agosto del 1895 al George Hotel di Huddersfield. A Preston qualcuno aveva offerto soldi a due giocatori per convincerli a cambiare squadra, i club di Bradsford e Leeds, nello Yorkshire, avevano pagato – sacrilegio! – un compenso a chi per giocare a rugby aveva rinunciato a giornate di lavoro. Ventidue club del nord dissero basta alle squalifiche e alle censure dei “parrucconi” della RFU e fondarono la Northern Football Union, che poi nel 1922 divenne Rugby Football League.

Due giocatori in meno, regole diverse, punteggio diverso. Una meta vale quattro punti, una punizione due, se dopo sei placcaggi non fai meta la palla passa agli avversari. Un rugby senza mischia, un vortice di corse e placcaggi, che in Italia attecchì nel 1949 grazie alla Ginnastica Torino  e che dopo anni di buio è rinato all’inizio del Millennio, grazie a due italo-australiani, Mick Pezzano e John Benigni, arrivarono dalle nostre parti e organizzarono un gruppo di volenterosi, portandoli ad allenarsi a Sydney. La città che è il cuore pulsante della League, sport popolarissimo nel Queensland, nel New South Wales e in tutta Oceania, frequentato anche in Francia e Gran Bretagna dove però è stata scavalcato a destra (nel senso del business) dal passaggio al professionismo del Rugby a 15. Da allora molti dei più forti talenti della League, da Andy Farrell a Jason Robinson, hanno fatto il percorso inverso, sono tornati a casa, nella parrocchia della ricca Union.

La rivincita dei vecchi reprobi sta nel fatto che per cercare di spettacolarizzare il gioco il rugby a 15 negli ultimi anni sta copiando da loro: sempre meno potere alla mischia, sempre più velocità, potenza, atletismo. Non a caso Sonny Bill Williams, il superman dell’ultimo mondiale vinto dagli All Blacks, oggi gioca nel XIII. I Mondiali che iniziano fra una settimana dovrebbero essere quelli del rilancio, la finale è programmata all’Old Trafford, lo stadio dei sogni ma per ora il botteghino langue. Le favorite sono le solite, Australia, Inghilterra, Nuova  Zelanda, con il contorno di Tonga, Figi, Papua Nuova Guinea, Francia. Noi eravamo destinati a recitare da Cenerentola. Ma dopo il colpaccio di ieri qualcosa è cambiato.

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