Formula Troppo

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Il calendario 2014 della F.1 annunciato di recente da Ecclestone e dalla Fia ha fatto ingolosire i fan, ma irritato tutti gli altri: team, piloti, meccanici. Oltre che contabili e commercialisti (da Italiaracing)

Per chi se ne sta a casa davanti al video una stagione lunga dal 16 marzo al 30 novembre è infatti una leccornia, ma per chi per lavoro deve guidare o accudire una macchina girando in lungo e in largo per il pianeta per nove mesi, con trasferte che a volte possono prolungarsi per un mese, la prospettiva è molto meno allettante.

E’ vero: un paio di appuntamenti – la Corea e il New Jersey – sono a rischio, quindi il calendario potrebbe accorciarsi nei prossimi mesi, ma molti nel Circus si chiedono che senso abbia, in una F.1 che cerca di contenere i costi, rischiare di far saltare i budget moltiplicando viaggi aerei, trasporti, e personale necessario. Se avete visto al cinema Rush vi sarete ricordati come un tempo il calendario comprendesse 16 GP, e già sembravano tanti, nonostante la gran parte fosse concentrata in Europa. Oggi la F.1 stile “24/7” e globalizzata voluta da Ecclestone, se da un lato accontenta l’audience e aumenta gli introiti dei diritti tv (ma fino a quando?), dall’altra scontenta quasi tutti gli addetti ai lavori.

«Un tempo pensavamo 16 Gp fossero troppi – ha commentanto sarcastico Martin Whitmarsh – e in effetti lo erano. Specie l’ultima parte del campionato, con sei gare in otto settimane che arrivano dopo che si è già corso 13 volte, sarà una sfida straordinaria per il fisico e per la concentrazione. Per mantenere lo staff motivato e in forma bisognerà per forza pensare ad una rotazione del personale». Mesi e mesi lontani da casa, lontani dalla famiglia, sottoposti a stress ripetuti e ravvicinati, sballottati da un aeroposto all’altro. La vita del meccanico e dell’ingegnere rischia di diventare un incubo. «Dovremo per forza pensare a un turn-over, ma questo aggiunge altre difficoltà visto il rapporto stretto che c’è fra gli ingegneri e i piloti. Venti GP rappresenta un limite che non bisognerebbe superare». E che invece con il nuovo Patto della Concordia è stato già ampiamente superato, almeno sulla carta. Ma i team non potevano protestare più energicamente? Anche considerato che i team meno danarosi che già ora si trovano sull’orlo del collasso finanziario, in un mondo dove certo mercati come quelli asiatici portano nuovi capitali, ma dove allo stesso tempo diventa sempre più difficile raccogliere sponsor di “peso”, potrebbero definitivamente dichiarare bancarotta. Chi avrà soldi e tempo per sviluppare le vetture fino alla fine? E i livelli di sicurezza delle vetture, affidai a staff stressati da troppi viaggi e troppi appuntamenti, non rischierà un calo pericoloso? E vale davvero la pena tentare di prosciugare con avidità le tasche di mille organizzatori che poi, come è successo per l’India e per la Turchia, non riescono a far fronte alle spese, rischiando di “bruciare” le piazze che si volevano conquistare?

Anche per l’informazione diventerà sempre più difficile assicurare un servizio di qualità e indipendente, visto che già negli ultimi anni molti quotidiani hanno rinunciato a mandare i proprio inviati sul posto. A meno che il modello di sviluppo che ha in mente Ecclestone non sia omogeneizzato e standardizzato: molte gare ma pochi team, pochi grandi network in grado di seguire il campionato, e quindi sempre meno imprevedibilità e concorrenza. Ovviamente fino a quando ci sarà qualcuno in grado di pagare i conti.

A protestare non sono stati solo i team. «Venti gare sono abbastanza – ha dichiarato Vettel – magari noi piloti possiamo permettercene una in più, ma credo che già così per i team e per la logistica lo sforzo sia enorme. Tutti avranno poco tempo da passare con famiglia e figli, è un fattore da non dimenticare». E chissà se anche per gli appassionati, bombardati da mille appuntamenti e a rischio confusione e sazietà, senza più orari fissi, non sarebbe meglio un pranzo più raffinato e gustoso, piuttosto di questa grande abbuffata al fast-food della F.1.

 

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