Nadal, non solo terra

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Piangi, Nino, piangi. Te lo meriti. Ci sono il mondo, Hollywood e Broadway che ti guardano: dalla regina Sofia a James Bond (Sean Connery, quello original), da Rod Laver a David Beckham, da Justin Timberlake a Ralph Lauren, da Kevin Spacey a Jessica Biel, a Ed Norton, ad Alec Baldwin. Tutti ad applaudire Rafa Nadal che ha appena vinto il suo secondo Us Open, il 13esimo Slam e il 60esimo torneo in carriera battendo Novak Djokovic  in 3 ore e 20 e 4 set (6-2 3-6 6-4 6-1). Piangi Nino, perché il mondo (del tennis) è di nuovo tuo. Senza se e senza ma.

Nadal è il più grande “terraiolo” di sempre (otto titoli al Roland Garros, l’ultimo a giugno), ma vincere per la seconda volta a New York, battendo il n.1 del mondo sulla sua superficie preferita, lo trasloca definitivamente nell’attico del tennis. Oltre ogni specialismo. Staccato Roy Emerson (12 Slam vinti a cavallo dell’Era Open), più in alto di lui nella storia ci sono solo Sampras (14) e il Genio Federer (17). A portata, considerato che Rafa ha solo 27 anni: la stessa età in cui Federer, nel 2008, proprio qui a New York, vinse il suo 13esimo major.

«E’ stata la mia vittoria più emozionante», ha detto Rafa dopo i singhiozzi in campo. «Con tutto quello che ho passato per l’infortunio (sette mesi di stop, ndr), solo chi mi è davvero vicio sa cosa significa per me. Dicono che sono uno specialista della terra, ed è vero. Ma sono stato capace anche di giocare cinque, dico cinque finali di Wimbledon (vincendone due, ndr), tre finali degli Us Open, due in Australia vincendone una». E solo quest’anno di divorare 22 match di fila sul cemento – la superficie peggiore per le sue tribolate articolazioni – 10 tornei in totale a partire dalla rentrée di febbraio, gli ultimi tre sul “duro”. Se a gennaio vincerà gli Australian Open, sarà il terzo nella storia insieme a Laver e Emerson a conquistare almeno due volte tutti gli Slam. Roba da far invidia persino a Federer.

Quella di lunedì sera non è stata la più bella, né la più lunga delle 37 sfide fra i due nuovi dioscuri Rafa e Nole, fra chi è re oggi e chi al 99 per cento tornerà ad esserlo a fine stagione (e lo è già nella Race, la classifica che tiene conto solo dei risultati del 2013). Tre ore e venti, un primo set dominato da Nadal, il secondo da Djokovic che dentro ci ha messo la sua versione migliore, quella capace di strappare uno scambio da infarto, 54 colpi tirati in apnea, ma che nel terzo ha sciupato la chance di andare 3-0, ha sbagliato troppo – 53 errori gratuiti, due decine abbondanti di dritti fuori target – e sul 4-4 si è fatto mangiare sotto gli occhi tre palle break consecutive da un Nadal ruggente, illuminato, implacabile quando i punti pesano tonnellate. Nel game successivo Nadal ha morso come un cobra, il quarto set non è esistito. La città che non dorme mai si è alzata in piedi per il ragazzo che lotta sempre, e che alla fine ha intascato, come Serena, l’assegno più ricco della storia per un solo torneo, 3.6 milioni di dollari. «Ma non finiscono tutti in tasca a me», ha precisato da contribuente coscenzioso Rafa, che ieri ha rifiutato, vista la crisi del suo Paese, l’aereo privato che la federazione gli offriva per la trasferta in Davis. «Devo pagarci anche le tasse, e in Spagna se non sbaglio oggi sono al 56 per cento». Esempio Nadal, il fuoriclasse che cattura (e fattura).

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