La sfida di Gasquet

gasquat

Cliccate su questo video (http://www.youtube.com/watch?v=KzKuv4j67aw), fate finta di non riconoscere chi sta giocando e rispondete alla domanda: chi è il più forte dei due ragazzini? Lo spagnolo dinoccolato che mulina dritti mancini o il francesino che pare suo fratello minore e gioca il rovescio a una mano inarcandosi come un contorsionista? Chi diventerà, un giorno, il numero uno del mondo? Se amate il tennis la risposta la sapete e, barando, risponderete in un secondo: Rafael Nadal.

Il video risale a quando lui e Richard Gasquet, il numero 9 del mondo che sabato Rafa incontrerà in semifinale agli Us Open, non avevano ancora 14 anni. Fu girato a Tarbes, la cittadina francese che ogni anno ospita il torneo più importante del mondo per i cuccioli di campione. E la partita la vinse (in tre set) Gasquet, che già a nove anni compariva sulle copertine delle riviste di settore – Richard G., lo chiamavano, per non violare le leggi sui minorenni – e a cui tutti allora pronosticavano un futuro da superstar.

«Vi sembrerà strano – ha detto Richard dopo aver strappato in cinque set a Ferrer il biglietto per la sua seconda semifinale Slam della carriera – ma è vero, dopo quella partita dissi a mio padre: il ragazzo con cui ho giocato oggi è un grande lottatore. Secondo me diventerà uno dei più grandi nella storia del tennis». Era il 1999, e Riccardino ci aveva visto giusto. Cinque anni dopo quella partita a Tarbes Nadal avrebbe vinto il primo dei suoi otto Roland Garros. Ancora quattro anni e Rafa sarebbe diventato numero 1, strappando lo scettro a Roger Federer.

Gasquet, nato quindici giorni esatti dopo il rivale, ha avuto una carriera meno gloriosa. Schiacciato dalle immense aspettative, da un carattere meno solido di quello del rivale, è arrivato al massimo al numero 7 del mondo, e a una finale Slam ci è arrivato vicino solo nel 2007 a Wimbledon. Con Nadal, da professionista, ha sempre perso: dieci match su dieci.

Chi gli aveva fatto le carte, direbbe De Gregori, lo aveva chiamato vincente. Ma fino ad ora, fra le pagine chiare di grandi match vinti, di colpi meravigliosi, e quelle scure di tante occasioni sprecate, di un filo di pigrizia e anche di follia (vedi la squalifica per cocaina), non è rimasto tantissimo: nove titoli Atp. Pochi per il suo talento, e la fama di campione a metà. Troppo poco, per chi a nove anni aveva la foto in copertina.

L’ex-pro francese Sebastien Grosjean e Riccardo Piatti, il coach italiano che ha fatto grandi Ljubicic e Camporese, da un paio di anni hanno rimesso in ordine gioco e pensieri di Richard. Lo hanno riportato fra i top-10, rinfrescato le motivazioni. A New York per ora ha battuto il motorino Ferrer e tutte le previsioni che lo davano già spacciato, davanti si ritrova Rafa, il gemello diverso, più bravo e più fortunato, che agli Us Open punta a vincere il 12esimo Slam. Riuscirà Gasquet, 14 anni dopo, a ripetere quel match di Tarbes?

«E’ stato bello battere Rafa quando eravamo ragazzini. Sarebbe stato anche più bello farlo da grande, ma non mi è mai riuscito. E stavolta, dopo l’annata che sta facendo Rafa,  credo avrei più chance di farcela alla playstation. Ma la vita è lunga, no? In fondo tutti e due abbiamo appena 27 anni». Provaci ancora, Ricky.

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