Rossi aiuta le moto, ma chi aiuta l’automobilismo?

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Di Massimo Costa (da Italiaracing).  Correre su due ruote, essere pluricampioni del mondo, vincere. E nello stesso tempo pensare anche agli altri, alle nuove generazioni del proprio Paese, ai futuri eredi. Valentino Rossi ha fatto la storia del motociclismo italiano e come tanti suoi ex colleghi campioni della Moto GP e prima ancora della classe 500, sta gettando le basi per quello che sarà il dopo. Sempre nell’ambiente del motorsport. A parte le proprie voglie di continuare a gareggiare con quattro ruote, Rossi si dedicherà alla scoperta dei nuovi talenti tricolori. E già dal 2014, formerà un team per la Moto 2 con delle KTM per Romano Fenati e Niccolò Antonelli che saranno preparate da un tecnico di provata esperienza.

Rossi poi, con la probabile collaborazione della federazione nazionale FMI, creerà una sorta di scuola o di academy utilizzando le proprie piste da motocross e da short track che sorgono nel suo ranch di Tavullia. L’idea è quella di cercare nuovi campioni, formarli, costruirli dal punto di vista fisico e mentale oltre che agonistico, metterli sotto contratto per tre anni con la sua società VR46. Che si occuperà di tutte le spese. Se poi i ragazzi scelti faranno carriera, VR46 rientrerà nel tempo dei costi sostenuti. È senza dubbio un progetto a dir poco fantastico che va a seguire quello già in atto dalla FMI che ha creato il Team Italia che finanzia con 800mila euro a fronte di un budget complessivo stagionale di 3,5 milioni.

Non è una novità quella di vedere i centauri, campioni, di grande fama, proseguire nel motorsport. Marco Lucchinelli ha diretto per anni la Ducati nella Superbike, Loris Capirossi è nella commissione sicurezza, Franco Uncini lavora per la Federazione Internazionale, Fausto Gresini ha da tempo un proprio team come Lucio Cecchinello. Altri ancora lavorano per la FMI alla ricerca di nuovi talenti. Tanta passione insomma.

Non è così nel mondo delle quattro ruote. Guardiamo dove sono finiti gli ex F.1 italiani più rappresentativi negli ultimi 25 anni. Stanno forse aiutando qualche giovane pilota? Non ci risulta. Certo, non è “obbligatorio”, è anche comprensibile che qualcuno dopo anni e anni di paddock in giro per il mondo preferisca cambiare aria, ma per quanto riguarda l’Italia, be, siamo davanti a una fuga di massa. L’unico spinto dal desiderio di aiutare il prossimo è stato Michele Alboreto che con la Federazione stava cercando di avviare qualcosa di importante prima che il destino ce lo portasse tragicamente via.

Riccardo Patrese, uscito dalla F.1, si è praticamente ritirato a vita privata, Andrea De Cesaris ha fatto perdere le sue tracce, Alessandro Nannini si dedica all’attività di famiglia come Pierluigi Martini. Stefano Modena si è allontanato dal motorsport, Nicola Larini lo si vede di tanto in tanto, ma senza interessi. Ivan Capelli è da anni ottimo commentatore televisivo, ma nulla di più, Emanuele Pirro è chiamato dalla FIA come giudice di gara in qualche GP F.1, Gianni Morbidelli è ancora un pilota vincente, Jarno Trulli produce vino, mentre Giancarlo Fisichella è pilota Ferrari nel Gran Turismo e in qualche modo è attivo nel karting in collaborazione con la CSAI.

Soltanto Eddie Cheever (però in America), Piercarlo Ghinzani e Vincenzo Sospiri hanno proseguito nel motorsport al termine delle loro carriere più o meno fortunate in F.1, creando team e cercando di lanciare, chi più chi meno, giovani italiani e non. Per gli altri, assenteismo totale, negli anni nessuno ha mai affiancato sulle piste qualche ragazzo emergente per fornire loro consigli, per mettere a disposizione la loro esperienza, per aprire porte importanti. Ripetiamo, non è certo obbligatorio farlo, però è curioso ricordare come alcuni dei nomi sopra citati, quando ancora speravano di raggiungere la F.1, lamentasse la mancanza di aiuti o appoggi, poi trovati. Peccato che nessuno di questi, una volta appeso il casco al chiodo, abbia poi voluto facilitare la carriera alle nuove promesse. Ma… c’è sempre tempo e speranza.

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