Martina Hingis, un ritorno a… spot

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Martina Hingis è tornata. Per vincere, ovviamente. «Non mi sarei mai imbarcata in un’avventura del genere se non avessi pensato di essere competitiva». Facile crederle, visto il caratterino. A quasi 33 anni la ex numero 1 del mondo, l’arci rivale delle sorelle Williams che dal tennis si era già ritirata due volte – nel 2002 per scelta, nel 2007 per squalifica dopo essere risultata positiva alla cocaina – ha giocato e vinto (in doppio) il suo primo incontro ufficiale nel circuito professionistico dopo quasi sei anni. A fianco della incantevole slovacca Daniela Hantuchova nel primo turno del torneo di Carlsbad, in California, ha rifilato un secco 6-1 6-1 ad un duo non esattamente travolgente, Julia Goerges e Darja Durak (e ha poi perso al secondo contro Kops Jones e Spears).

Dicono che la clamorosa rentrée sia soprattutto una manovra pubbliciatria, visto che in California la ex regina ha lanciato la sua linea di abbigliamento “Tonic”, partner ufficiale del torneo. E anche agli Us Open, l’ultimo grande appuntamento della stagione, dove (sempre in doppio) le è stato offerto un invito, non le mancheranno certo ghiotte occasioni di marketing. Al debutto è stata soprattutto la Hantuchova a toglierle le castagne dal fuoco, ma attorno a lei si è già riscatenato l’interesse dei media, specie quelli gossippari.

Martina, infatti,  oltre che per i diritti sul campo è famosa per i rovesci che ha causato nella vita privata ad una serie di sfortunati mariti e fidanzati. Nella sua bacheca ci sono gli scalpi di golfisti (Sergio Garcia), tennisti (Ivo Heuberger, Justin Gimelstob, Magnus Norman, Radek Stepanek), calciatori (Sol Campbell), avvocati di grido (Andreas Bieri). Tutti più o meno bellocci, tutti sedotti e abbandonati dopo incandescenti ma fatue love-story. E tutti puntualmente sprofondati in crisi esistenziali e professionali. L’ultima vittima della Hingis versione vedova nera è il cavallerizzo Thibault Hubin, conosciuto per via della comune passione per l’equitazione, poi sposato e mollato crudelmente nel giro di un anno. «Martina ha una concezione tutta sua della moralità», ha dichiarato furibondo Mister Hingis, dopo aver beccato la moglie a letto con la nuova fiamma (un altro tennista, pare) in un hotel di New York dove l’aveva raggiunta convinto, poverino, di festeggiare il primo anniversario di nozze.

Martina del resto è sempre stata abituata a vivere in fretta, anticipando i tempi. Fra le professioniste ha debuttato a 14 anni, quando ancora le regole lo consentivano. Ad appena 15 anni e 9 mesi è stata la più giovane vincitrice di un titolo a Wimbledon (nel 1996, in doppio, con Helena Sukova), e quattro mesi dopo, agli Australian Open, è diventata la più giovane tennista del XX secolo a conquistare uno Slam in singolare. Mamma Melanie l’aveva battezzata Martina in onore della Navratilova, progettandole sin dalla culla una vita da fenomeno del tennis. E la piccola ma tutt’altro che fragile Hingisova, nata a Kosice, in Cecoslovacchia, ma emigrata bimbetta in Svizzera a rimorchio della mamma, non ha tradito le attese.

Grazie al suo tennis mozartiano e cartesiano, leggero ma implacabile, tutto tempismo e geometria, fra il 1997 e il 2001 è rimasta al vertice complessivamente per 209 settimane, vincendo 5 tornei dello Slam e fallendo solo l’appuntamento con il Roland Garros, il suo torneo maledetto: nel 1997 per i postumi di una caduta da cavallo, nel 1999 a causa di una infantile crisi di nervi contro Steffi Graf, in una finale rimasta negli annali per i fischi che le riservò il pubblico parigino. A soli 22 anni si era ritirata una prima volta, trascinando nell’occasione in tribunale lo sponsor Sergio Tacchini – reo, a suo parere, di averle danneggiato i delicatati metatarsi con calzature inadeguate. Nel 2005 il rientro e il ritorno fra le prime 10 del mondo, nel novembre del 2007 la drammatica conferenza stampa con cui aveva annunciato, peraltro proclamandosi innocente, il nuovo ritiro a causa della positività alla cocaina rivelata da un test antidoping effettuato a Wimbledon.

L’anno scorso, scaduti da tempo i due anni di squalifica, Roger Federer le aveva proposto di giocare insieme il doppio misto alle Olimpiadi, poi non se ne era fatto nulla. Fra uno stop e l’altro Martina però non si è certo annoiata: concorsi ippici, amori, comparsate nel jet set. Si è riciclata come commentatrice tv per Eurosport, ha iniziato a seguire come allenatrice la tennista russa Anastasya Pavlyunchenkova. Partecipando al Team tennis, il campionato americano intercittà a squadre, ha ritrovato la voglia di battersi. Per ora ha escluso di ripresentarsi anche in singolare, ma con lei mai dire mai. «Se continuerò a giocare dopo gli Us Open?»,  ha dichiarato a Carlsbad. «In doppio, vedremo. In singolare no: oggi è troppo dura, e io non sono una che si diverte a perdere». Né in campo né in amore.

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Comments

  1. E la causa con Tacchini poi com’è finita?

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