Wimbledon alla Nostradamus, ma le spiegazioni non sono misteri

Jerzy Janowicz Wimbledon

Più che un torneo di tennis i Championships quest’anno paiono una centuria di Nostradamus, fitta di oscuri presagi ed eventi sibillini.Ieri si sono giocati i quarti femminili, oggi tocca ai maschi, e dalla caligine dei pronostici sono già scomparsi i defending champion Roger Federer e Serena Williams, oltre che Nadal e la Sharapova, mentre Murray e Djokovic, ultimi favoriti rimasti in gara, da una settimana carezzano nervosamente amuleti e talismani.

Anche la geografia pare impazzita. Nei quarti fra le donne compariva una estone, la rallista mancata Kanepi, ma nemmeno una russa è approdata al 4° turno – e dire che da un decennio negli Slam ci eravamo assuefatti alla prevalenza delle ova (intese come suffisso). Nel maschile gli americani sono scomparsi addirittura dopo due turni, una congiuntura che non si verificava da 101 anni. Dei 22 francesi, maschi e femmine, che si erano presentati alla vigilia del torneo ai Doherty Gates, nei quarti è approdata solo la strega corsa Marion Bartoli. In compenso in semifinale avremo almeno un polacco ed una polacca: segno che l’avvento dell’Anticristo del tennis è vicino?

«Macchè, è solo colpa dell’erba – sdrammatizza Agnieszka Radwanska – qui ci sono specialisti che giocano bene una volta all’anno e possono sorprendere i più forti». Ma non ci avevano spiegato, dotti, medici e giardinieri, che l’erba era ormai stata rallentata e  neutralizzata? Per geriatri e fisiologi la spiegazione va ricercata nell’età dei caduti illustri (Federer e Serena sono vicini ai 32 anni), per gli immancabili retroscenisti la colpa è del doping di massa, che impone periodici stop ad atleti ormai saturi. Tutti in cerca della Spiegazione Unica, dell’oracolo in grado di svelare l’arcano. Rassegnarsi ad una pluralità di cause, alle ragioni di un mondo che cambia piace poco ai discepoli del Kazzenger (sorry: Voyager) di Maurizio Crozza, ma forse odora più di realtà.

«Le radici della crisi del tennis americano risalgono a 15 anni fa», suggerisce l’ex- n.1 Jim Courier. «Mancano atleti carismatici, e il tennis è forse il decimo sport negli Usa, mentre in molti paesi europei è il secondo o il terzo». La marea russa trasformata in risacca è invece colpa dell’imborghesimento degli ex-rivoluzionari. «Le accademie di Mosca funzionano ancora – spiega Natalia Bykanova, storica giornalista russa del tennis – ma sono carissime, e solo i ricchi possono iscriverci i figli. Che però i soldi li hanno già in casa, e quindi non si sacrificano più volentieri».

Il sistema francese continua a sfornare in quantità medi e buoni giocatori, ma non il fuoriclasse. Secondo Patrick Muratoglou, coach e moroso di Serena Williams, perché i coach statalizzati «si occupano troppo di raffinare i colpi e poco di creare la mentalità del campione». Resiste l’artigianato ceco, lussureggia l’imprenditorialità spagnola, ovvero Adam Smith applicato al tennis. E i polacchi? Come i serbi di un lustro fa, sono frutto di esempi trainanti – ieri la Seles, oggi le sorelle Radwanska – che con il miraggio del benessere hanno innescato gli sforzi di singole famiglie.

Vedi il caso di Janowicz, i cui genitori hanno dovuto vendere negozi ed appartamenti per finanziare la carriera del figlio. Oggi Jerzy è fra i giovani turchi del circuito, ma due anni fa agli Us Open fu costretto a ricorrere alla generosità della comunità polacca di New York per permettersi un paio di scarpe nuove.L’est europeo continua a produrre talenti, però li dissemina viralmente: la tedesca Sabine Lisicki è figlia dell’emigrazione intellettuale polacca, l’australiano Tomic ha genitori croati, e sono tutti montenegrini i cromosomi del canadese Raonic. Morale: le apocalissi si vendono meglio, ma anche Wimbledon è figlio di discipline meno esoteriche (e più noiose) come demografia e sociologia.

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