Wimbledon, miti e riti

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Dieci capitoli, dieci passi, dieci chiavi per entrare nel meraviglioso mondo di Wimbledon, il Tempio del tennis, la mecca di tutti gli appassionati che lunedì ha inaugurato la sua 127esima edizione. Nel segno della tradizione e di un successo che attraversa ormai tre secoli.

 

Lo splendore dell’erba

Chiamatelo Lawn Tennis. Il tennis sui prati, trasformatosi nell’Inghilterra vittoriana da antico gioco dei re in sport della borghesia destinata a governare il mondo attraverso il British Empire, e reso possibile da due invenzioni: il tosaerba, creato nel 1830 da Edwin Budding, che regalò prati perfettamente livellati, e la vulcanizzazione della gomma, brevettata da Charles Goodyear nel 1839, che produsse addomesticabili sferette. «Cosa serve per un perfetto campo da tennis? – è il ritornello dei giardinieri – un buon rullo e 500 anni di pioggia». Oggi i campi di Wimbledon sono 19, tutti seminati a segale e tagliati ad 8 millimetri.

 

L’All England Club e il Centre Court

Harry Gem e il suo amico spagnolo Pereira nel 1869 furono i primi a sbozzare le consuetudini dello sport, il capitano Walter Clopton Wingfield  nel 1874 ne fece un “kit” di successo sotto l’etichetta Spairistiké, nome presto mutato in Lawn Tennis. L’All England Croquet and Lawn Tennis nel 1877 attorno alla moda creò un torneo: 22 iscritti, una coppa da 25 ghinee offerta dalla rivista The Field e vinta da Spencer Gore. The Championships erano nati. Sul campo posto al centro dei 4 acri acquistati a Worple Road e perciò battezzato “Centre Court”, la leggenda era pronta per essere nutrita da miti e riti.

 

Il Committee

Ovvero il Comitato, l’organo di governo del torneo e del Club. Il primo membro del Committee a introdurre il tennis fu Henry Jones, oggi ne fanno parte 12 membri scelti fra i 375 (fissi) dell’All England Club e 7 nominati dalla federtennis inglese. Se capita di essere ricevuti dal Commitee, sorseggiando una tazza di tè, è inevitabile provare un brivido di polverosa immortalità.

 

Purple & Green

Il Centre Court è rimasto tale anche dopo il trasferimento nel 1922 a Church Road, anche se non è più al centro. I colori scelti dal Club in origine furono blu, giallo, rosso e verde. Nel 1909 ci si accorse che erano identici a quelli dei Royal Marines, e furono cambiati in verde e viola: il verde probabilmente per l’erba, il viola forse in onore dei reali d’Inghilterra.

 

Strawberry & Cream

Le fragole con la panna – anzi “with cream” – sono il frutto tipico dell’estate inglese, e divennero subito il cibo del Torneo. Sono della varietà Elsanta, portate fresche da una fattoria del Kent ogni mattina alle 5 e 30 del mattino: l’anno scorso ne sono state servite 142.000 porzioni.

 

The Queue

Un inglese da solo forma comunque una coda di una persona, ma quella che si snoda lungo Wimbledon Park Road e Church Road è “La” coda, una comunità a se stante, organizzata in maniera adorabilmente inflessibile fra tende, steward in giacca e bastone e distintivi. Una notte sotto le stelle, e alla mattina alle 9 i primi 500 della coda per 45 sterline possono acquistare uno dei biglietti messi in vendita per il Centre Court.

 

La domenica di mezzo

Nella “middle sunday”, che i residenti difendono come ultimo baluardo della privacy e del riposo, non si gioca a tennis a Wimbledon. Solo tre volte la pioggia ha costretto all’eccezione nel 1991, ’97 e 2004, ed è stato un bagno di popolo.

 

Il royal box

La tribuna reale, coposta da 75 posti istituita nel 1922, dove si siedono vip e nobili invitati dal Committee, e verso la quale i giocatori devono inchinarsi quando è presente un membro della famiglia reale. Ma è più facile trovarci Sean Connery che Elisabetta II.

 

Il bianco

Il tennis è lo sport dei gesti bianchi. Altrove pullulano cromatismi incongrui, qui già nel 1963 fu deciso che sui courts i players dovevano vestirsi “prevalentemente di bianco”, formula che nel 1995 è diventata più severa: «quasi totalmente di bianco». I “barbari” variopinti, fuori.

 

Il silenzio

E’ una regola, ma più un’ontologia. Soprattutto sul Centre Court, la sindone verde del tennis, durante gli scambi si tace di un silenzio che è saporito, voluminoso, udibilissimo. E di una qualità che è impossibile trovare altrove.

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