Errani, esame contro la Pantera Serena

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Oggi è giornata di compito in classe, il tema è impegnativo: “Come si batte Serena Williams”. L’esame di maturità Sara Errani l’ha passato da tempo, qui ormai siamo a livello di dottorato. Al posto della Sorbona, che pure non è lontana, c’è il Roland Garros, l’università della terra rossa. Il diploma per Sarita sarebbe la promozione alla seconda finale di seguito al Bois de Boulogne. Per la Williams junior, n.1 del mondo contro il n.5 dell’azzurra, la chance di laurearsi per la seconda volta (dopo il 2002) a Parigi e cogliere il 16° Slam. «Serena fisicamente è un mostro, la sua potenza ti sovrasta», ammette la Formica Atomica. «Per cercare di metterla in difficoltà occorre puntare su altre cose». Già, ma quali?

L’anno scorso a Wimbledon, prima della finale fra Serena e Radwanska, papà Williams fu impietoso con gli speranzosi cronisti polacchi che lo interrogavano. «L’unica possibilità che ha Agniezska di vincere – gorgogliò divertito Richard – è che mia figlia si spezzi una gamba». Serena vinse, in effetti, ma soffrì tre set. E si giocava sull’erba. Segno che l’intelligenza dell’analisi e la varietà dei colpi qualche volta possono imbrigliare l’arroganza del muscolo.  Specie sul rosso.

«Oggi Sara è una delle più forti giocatrici del mondo in assoluto – accende un lumicino Corrado Barazzutti – e secondo me sulla terra vale anche più della sua classifica. Ha un bagaglio tecnico completo, a 360 gradi: sa scendere a rete, usare la palla corta, cambiare traiettoria e forza dei suoi colpi. E’ una combattente, e tatticamente molto intelligente, sa usare bene il suo tennis nei momenti delicati. Sarà dura per Sara, ma difficile anche per Serena».

I precedenti certo non incoraggiano: 5 a 0 per l’americana, un solo set strappato dalla nostra a Dubai nel 2009. Contro la Radwanska però Sara ha rotto un tabù, riuscendo per la prima volta dopo 28 tentativi falliti a sconfiggere una top-5.

«La chiave della partita in realtà è semplice – aggiunge Pablo Lozano, il coach di Sara – bisognerà tenere la palla lunga, muovere Serena, e resistere da eroi in attesa di cogliere le poche occasioni che arriveranno. Sarà più una questione di esecuzione, che di tattica». Resta la questione mentale. «Io spero di entrare in campo con la tensione degli ultimi match – azzarda Sara – perché troppa tranquillità fa male. Serena la vedo vogliosa di far bene, e questo la rende ancora più pericolosa. Ma sono pronta, il fatto che la terra non sia la sua superficie preferita è un vantaggio. Se diventerò mai n.1? Non è una priorità, le prime 3 sono fortissime, sono già contenta di essere così vicina, la racchetta più lunga (1 cm) mi ha aiutato tantissimo». Il sogno è superare l’esame di dottorato. Anzi no: «Io non ho sogni, perché già la mia vita è un sogno». E questo, direbbe Marzullo senza bisogno di scomodare Calderon de la Barca, aiuta a vincere.

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